Un intervento difficile

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Da Spoleto ad Arezzo per far nascere due gemelli prematuri dopo la ricerca infruttuosa di posti a Roma e Siena (a Perugia reparto di neonatologia chiuso per lavori).
Un intervento difficile sulla madre. I neonati pesano 974 e 1120 grammi. Superate le complicazioni. Un successo degli operatori e della collaborazione fra strutture confinanti.

AREZZO – La collaborazione tra ospedali, tra amministrazioni appartenenti a regioni diverse e la cosiddetta "messa in rete" dei servizi, offrono risultati importanti, a volte eccezionali, oltre che sul piano teorico, anche sul piano pratico. Emblematico il caso che ha coinvolto i reparti di ostetricia e di terapia intensiva neonatale dell'ospedale San Donato, mettendo in evidenza, esaltandole ben oltre i confini provinciali, le capacità professionali dei nostri operatori.

La vicenda è quella di una coppia di coniugi, residenti in Umbria. La coppia, 34 anni lui e 31 lei, hanno già una figlia di 8 anni. La donna è in stato di gravidanza, alla 27esima settimana, quindi nemmeno 7 mesi. E' seguita dall'ostetricia dell'ospedale di Spoleto. In grembo ha due gemelli. Tutto procede regolarmente, fino a quando alla donna si rompe uno dei due sacchi gestazionali. E' necessario intervenire e procedere ad un parto prematuro e non spontaneo. Tutto questo accade nei giorni di Natale.

Purtroppo, da qualche settimana il reparto di neonatologia di Perugia, punto di riferimento per l'intera Umbria, è chiuso per lavori di manutenzione. Per questo gli operatori e l'amministrazione della Usl di Perugia si rivolgono ai reparti delle città vicine, da Roma a Siena ad Arezzo, inviando in quelle città i propri pazienti. In quegli stessi giorni, ad Arezzo erano già stati trattati cinque casi di bambini umbri nati prematuri e il 28 dicembre tutti i posti risultavano occupati. Conseguentemente, alla prima richiesta fu consigliato ai sanitari umbri di tentare altrove. Ma anche Roma e Siena risposero picche ed è così che, a fronte di una nuova e pressante richiesta, il San Donato – dopo un consulto tra la Neonatologia e l'Ostetricia – ha dato il via libera al trasferimento.
Il 29 mattina la donna era già sul letto operatorio e l'intervento si preannunciava tutt'altro che semplice, con i feti estremamente prematuri e la madre non in buone condizioni generali. I sanitari aretini hanno proceduto con il taglio cesareo, estraendo per prima la femmina, contenuta nel sacco rotto: nata in posizione podalica, pesava appena 974 grammi. Immediatamente è stata consegnata ai neonatologi che le hanno riscontrato una buona capacità respiratoria.

Poi è nato, in posizione traversa, il gemello, un maschio del peso di 1.120 grammi. Altro neonatologo che lo prende in carico per verificarne le condizioni. Avendo difficoltà respiratorie viene intubato. Il giorno dopo, il piccolo accusa nuovi problemi respiratori a causa di una membrana ialina polmonare (tipico nei prematuri) e una complicazione del dotto di botallo pervio (un vaso che nella vita intrauterina mette in comunicazione l'aorta con l'arteria polmonare e che si deve chiudere alla nascita) che si risolvono però nel migliore dei modi dopo due giorni di terapia farmacologica.

Entrambi i gemelli, che sono discesi di peso (lei fino a 837 grammi e lui fino a 975), sono stati nutriti dapprima per via venosa, poi mista latte e adesso solo latte, tutto di origine materna.
A due settimane dal parto sono ormai avviati ad una crescita regolare, non risultano complicazioni celebrali (non inconsuete in nascite così premature) e la mamma, dimessa da ostretricia, li segue nel reparto neonatale.

Articlolo scritto da: USL 8 Arezzo