Terre des hommes contro la fame e la povertà estrema in Zimbabwe

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MILANO – In risposta alla grave crisi umanitaria che sta vivendo la popolazione dello Zimbabwe, Terre des hommes Italia ha avviato un progetto mirato a ridurre il numero di persone che soffrono la fame. Finanziato in parte dalla Commissione Europea, il progetto si indirizza a famiglie in difficoltà che vivono nelle campagne del distretto di Chipinge, 400 km a Sud-Est della capitale Harare. Si tratta principalmente di famiglie costituite da anziani con nipoti a carico, da ragazzini con genitori malati di Aids o da minorenni orfani che devono occuparsi dei propri fratelli e non possono contare su entrate fisse. Anche le scuole materne ed elementari sono state coinvolte, in modo da assicurare pasti più sostanziosi agli alunni.

"Negli ultimi anni le condizioni economiche della popolazione dello Zimbabwe sono notevolmente peggiorate", spiega Piera Redaelli, responsabile dei progetti di Terre des hommes Italia in Zimbabwe. "La riforma agraria del 2000, che ha portato all'espropiazione delle fattorie dei proprietari bianchi e le sanzioni adottate dalla comunità internazionale, hanno inciso pesantemente sulle capacità produttive del paese". Vari anni consecutivi di precipitazioni scarse e il progressivo assottigliarsi della popolazione attiva a causa dell'Aids (ne è colpito un adulto su 4) hanno portato a una pesantissima crisi della produzione agricola, che preclude alle fasce più vulnerabili un'adeguata alimentazione. "La situazione si va facendo sempre più insostenibile per la popolazione, in città i negozi sono sprovvisti di qualsiasi genere alimentare e nelle campagne la possibilità di approviggionarsi di cibo è ancora più limitata.". In agosto l'istituto centrale di statistica dello Zimbabwe ha diffuso un rapporto in cui si rilevava una forte crescita della percentuale di bambini malnutriti (+38% rispetto al '99 nella regione di Manicaland, dove opera Tdh Italia).

Per alleviare questa pesante situazione, Terre des hommes Italia sta promuovendo la creazione di orti coltivati con metodi e piante che richiedono poca manodopera e ridotte risorse idriche, presso 33 scuole, 124 asili e 2mila famiglie in difficoltà. Nel caso delle scuole, gli orti servono ad assicurare il funzionamento delle mense e vendere l'eventuale sovrapproduzione sul mercato per mantenere basse le tasse scolastiche. Ai contadini viene offerta formazione, strumenti e sementi per diversificare le colture, oltre ad aiuti alimentari tra un raccolto e l'altro. Del progetto, realizzato in collaborazione con Fost (Farm Orphans Support Trust), beneficeranno 22mila bambini e studenti e oltre 2mila famiglie. "L'obiettivo finale è instaurare un circolo virtuoso che ponga fine all'estrema povertà e vulnerabilità di queste famiglie e garantire loro il diritto fondamentale all'alimentazione", conclude Piera Redaelli.