Al Festival l’esordio di Jim Loach con una storia di abusi e pedofilia

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Roma – (Ign) – 'Oranges and Sunshine', opera prima di Jim Loach, figlio di Ken, sarà proiettato oggi, in concorso, al Festival internazionale del Film di Roma. Ispirato ad uno degli scandali più recenti della storia inglese, il film narra la storia di Margaret Humphreys, interpretata da Emily Watson, assistente sociale di Nottingham, che portò alla luce un segreto nascosto per anni dal governo britannico: l'invio di 130mila bambini inglesi indigenti all'estero, nei paesi del Commonwealth e principalmente in Australia dal 1920 al 1960.
Bambini di poco più di quattro anni, a cui fu detto che i loro genitori erano morti, rinchiusi in istituti agli antipodi e spesso oggetto di terribili abusi. A questi bambini era stata stata promessa un'esistenza migliore "piena di arance e sole", ma hanno incontrato invece privazioni, orfanotrofi, preti poco evangelici. Margaret, lottando da sola contro ogni difficoltà, riesce a ricongiungere migliaia di famiglie, ponendo le autorità di fronte alle proprie responsabilità e attirando l'attenzione mondiale sulla vicenda.
''È una storia straordinaria – spiega Emily Watson – un argomento molto, molto potente, stringente. Due anni fa, circa, ho incontrato Jim a Londra in una giornata piena di neve. Mio figlio Dylan aveva sei settimane e ci sedemmo a parlare del film per ore. È stata una di quelle cose che sembrano giuste fin dal principio''.
A raccontare la genesi del film è il regista. ''Ho incontrato Margaret per la prima volta nel 2002 – racconta Jim Loach -. Avevo letto il suo libro e alcuni estratti erano stati pubblicati sui giornali britannici, non molto però. Margaret aveva un piccolo ufficio sopra un bar a Nottingham, così ci andai per vederla. A quel tempo stavo pensando a un documentario, ma non ero sicuro su quale fosse il giusto approccio. Ci siamo seduti lì e abbiamo chiacchierato e, all'inizio, credo onestamente fosse piuttosto guardinga nei miei riguardi, poi però ci siamo sciolti''.
Parlando dellla protagonista il regista sottolinea: ''Emily era in testa alla nostra lista già dai primissimi giorni e alla quinta o sesta revisione della sceneggiatura l'abbiamo contattata''. Riguardo al suo cognome invece dice: ''Per molti versi, è certamente la classica arma a doppio taglio, ma devi mettere da parte quello che secondo te sarà la percezione delle cose perché non puoi farci niente a riguardo''. ''Mio padre è la prima persona con cui parlo – aggiunge – e tutto il tempo parliamo di qualsiasi aspetto della realizzazione filmica. Quest'aspetto è grandioso. Ma – conclude – è solo mio padre''.

Articlolo scritto da: Adnkronos