Fabio Ferro, il chirurgo dei bambini con la passione delle immersioni

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ROMA – La passione per la chirurgia pediatrica, con oltre 35 anni passati in sala operatoria, per risolvere malformazioni genitali nei bambini. E quella per le immersioni e per la fotografia subacquea, nata nell'infanzia e coltivata senza 'tradimenti' ancora oggi. Sono i due pilastri della storia di Fabio Ferro, chirurgo andrologo per 31 anni al Bambino Gesù di Roma dove ha eseguito, fino al gennaio di quest'anno quando è andato in pensione, 1.600 interventi e 7 mila viste ambulatoriali l'anno.
Le bombole le ha indossate per la prima volta a 14 anni. Ad avvicinarlo alla sua specializzazione dopo la laurea in medicina, invece, "è stato un caso. Che mi ha portato ad approfondire le malformazioni genitali dei bambini. Tutto è partito – racconta all'Adnkronos Salute – dalla richiesta di scrivere un articolo sul criptorchidismo, vale a dire sul problema della mancata discesa dei testicoli, che interessa l'1% dei bambini. In quell'occasione ho capito che questa malformazione era ben lungi dall'essere chiarita in tutti i suoi aspetti". E infatti in pochi anni Ferro è diventato uno dei massimi esperti, con ben 6 mila casi di mancata discesa delle gonadi operati.
Una carriera, quella di Ferro, cominciata a Buenos Aires nel 1973, dove ha lavorato all'Hospital de Ninos, non senza rischi, visto il clima politico dell'epoca in Argentina. "In diverse occasioni ho rischiato di essere vittima della 'guerra sucia'", confida Ferro che considera la sua professione un impegno anche sociale e di solidarietà. Insieme alla moglie, anestesista all'ospedale Bambino Gesù di Roma, Ferro ha lavorato infatti in Tanzania, dove in due missioni ha operato 100 bambini (tutti Hiv-positivi) al Villaggio della speranza di Dodoma. E ha operato anche in Mali e durante la guerra di Gaza in Palestina.
Ora si prepara a partire, il prossimo anno, di nuovo per la Tanzania, dove è in corso un programma di formazione universitaria per i medici locali, organizzato dal Bambino Gesù. L'amore per il mare e le immersioni subacquee, però, che lo ha portato a raccogliere nei primi anni '70 numerosi premi internazionali i concorsi di fotografia subacquea, fino alla medaglia d'oro dell'American Society of Underwater Photography, non conosce sosta.
"A 18 – dice – avevo la mia prima macchina fotografica subacquea". E anche qui l'impegno sportivo si concilia con il volontariato. Ferro, infatti, è attivo come videoperatore della associazione no profit Asso che si occupa di speleologia e archeologia subacquea. "I programmi futuri ci porteranno presto in Albania per una campagna archeologica", conclude.

Articlolo scritto da: Adnkronos