Boom di accessi e attese infinite, Italia pronto soccorso al collasso

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Roma, 19 gen. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – L'ultimo in ordine di tempo è il caso della paziente 'ricoverata' per tre giorni su una sedia, in attesa di un posto letto al Civico di Palermo. Ma episodi del genere sono sempre più frequenti. In Campania, le cronache locali di questi giorni descrivano scenari choc nei reparti di emergenza degli ospedali: malati addirittura 'adagiati' sulle scrivanie. Insomma, i pronto soccorso italiani sono a rischio collasso. Da Nord a Sud, da Milano a Napoli, passando per Roma, la situazione che si vive nei reparti di emergenza degli ospedali del Paese è al limite: sovraffollamento, accessi impropri, mancanza di posti letto per i ricoveri, carenza di personale medico e paramedico, costretto spesso a stringere i denti e lavorare in condizioni sempre più difficili. E' quanto emerge dall'analisi sullo stato di salute dei pronto soccorso italiani, elaborata per l'Adnkronos Salute dalla Società di medicina emergenza urgenza (Simeu) e dalla Federazione italiana medicina emergenza catastrofi (Fimeuc), che hanno preso in esame l'attività dei pronto soccorso degli ospedali lombardi, laziali e campani. Vittorio De Feo, presidente della Simeu Campania, non usa giri di parole: "Tutti i pronto soccorso della Regione stanno funzionando ai limiti delle possibilità, gli operatori che ci lavorano stanno stringendo i denti sperando in un'adeguata riorganizzazione del sistema da parte di aziende ospedaliere, Asl e Regione". Ma il problema supera i confini della Campania. Duecento chilometri più a Nord, nel Lazio, in particolare negli ospedali della Capitale, la situazione è al livello di guardia. Soprattutto per quel che riguarda l'attesa dei pazienti per un posto letto. "Nel Lazio – spiega Cinzia Barletta, presidente nazionale Fimeuc – l'attesa per il ricovero può superare le 24 ore nel 30% dei casi e, nel 20%, addirittura raggiungere le 54 ore. Il 15% dei pazienti può invece aspettare anche 72 ore". Anche tre giorni in attesa, quindi, che a volte si traducono in una vera e propria odissea. Storie che non hanno però nulla di epico, anzi. Una di queste l'ha raccolta proprio in queste ore il Tribunale dei diritti del malato. "A Roma – fa sapere il Tdm – al pronto soccorso del San Camillo c'e' una signora con una diagnosi di tumore al pancreas in attesa di un posto letto da tre giorni". Storie di ordinario disservizio, casi limite forse, ma sempre più frequenti. Sabato scorso all'ospedale Civico di Palermo, per mancanza di posti letto, una signora ultrasessantenne, colta da crisi ipertensiva, è rimasta per tre giorni e tre notti su una sedia del pronto soccorso. Ha potuto sdraiarsi su una lettiga dell'ospedale solo dopo 72 ore. L'episodio – balzato alle cronache – ha fatto scattare l'avvio di un'istruttoria da parte della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. Ma, a sentire gli operatori che lavorano nei pronto soccorso italiani, di storie così se ne potrebbero raccontare a dozzine. "L'affollamento del pronto soccorso – spiega il presidente Fimeuc Barletta – non è un problema organizzativo dei reparti di emergenza, ma dell'ospedale. Se la struttura non può accogliere un paziente, questo per forza rimane in pronto soccorso sulla barella, determinando come effetto domino un rallentamento di tutte le attività e perfino del sistema di emergenza preospedaliero del 118". Per il campano De Feo, queste estenuanti attese in pronto soccorso sono il risultato di politiche miopi. "Non sono stati attivati, così come suggerito da noi, i posti letto di osservazione breve nei presidi ospedalieri sede di primo soccorso. I pazienti in attesa di ricovero sostano sui lettini di pronto soccorso che, occupati impropriamente, non possono essere disponibili per accettare nuovi pazienti che arrivano con le ambulanze del 118". Un fenomeno, questo delle attese, che non riguarda solo le regioni del Sud e del Centro del Paese. Anche in Lombardia i pazienti spesso sono spesso costretti ad aspettare che si liberino posti letto per i ricoveri. Solo che qui i tempi di attesa sono almeno un po' più ridotti. "L'attesa – spiega Maria Antonietta Bressan, presidente della Simeu Lombardia – può procrastinarsi per diverse ore, fino a 12 nei momenti di massimo sovraffollamento". Ma non sono solo i malati a dover pazientare. A rimanere 'bloccati' in pronto soccorso spesso sono anche i mezzi del 118. Soprattutto nei giorni di massimo afflusso, come in questo periodo, con molti cittadini colpiti dall'influenza. "Nei giorni passati – sottolinea Bressan – il sistema dell'emergenza-urgenza ospedaliera è stato messo a dura prova. In diversi ospedali non erano più disponibili lettini per 'sbarellare' i pazienti. Questi, e quindi le ambulanze, dovevano stare in coda, soprattutto presso i grandi ospedali di Milano, ferme anche per tre ore consecutive". Il sovraffollamento è proprio uno – se non il primo – dei problemi più 'pesanti' che affliggono i reparti dell'emergenza-urgenza del Belpaese, dove in un anno si contano circa 30 milioni di accessi al pronto soccorso. "Il sovraffollamento – spiega Barletta – è un problema molto complesso, dovuto a molte cause: invecchiamento della popolazione, complessità assistenziale, fasce vulnerabili, aumentate richieste di salute, crisi del sistema delle cure primarie. Senza dimenticare il problema della carenza di personale e l'aumentata complessità delle cure". Per la lombarda Bressan, l'elevato numero di pazienti che si rivolge alle strutture di pronto soccorso "è alto in quanto il cittadino vuole risposte tempestive, adeguate e ottimali al proprio bisogno di salute. Il paziente – aggiunge – vede nel pronto soccorso un faro sempre acceso, 24 ore su 24 e tutti i giorni dell'anno, anche e soprattutto quando altri servizi sul territorio sono chiusi e non rispondono alle domande dei cittadini (vedi poliambulatori, distretti, presidi, etc.) in particolare sabato e domenica e nei periodi festivi e dei ponti". Sovraffollamento che non risparmia di certo i pronto soccorso degli ospedali napoletani. "In città e in provincia – sottolinea De Feo – solo nel mese di gennaio si è registrato un aumento del 15-20% degli accessi. Purtroppo – aggiunge – l'ospedale nonostante i tentativi di promuovere una sanità di tipo prevalentemente territoriale, viene ancora visto dai cittadini come la soluzione unica ai problemi di salute". Solo al pronto soccorso dell'ospedale San Paolo di Napoli, nel mese di dicembre, si sono registrati 5.861 accessi, contro i 5.450 dello stesso periodo del 2009. "Nell'ultima settimana – afferma Fernando Schiraldi, presidente nazionale della Simeu – c'è stato un incremento degli accessi del 10% rispetto all'anno precedente". Nel Lazio si registrano invece circa 2 milioni e 200mila accessi l'anno. "Di questi pazienti – spiega Barletta – solo il 17% viene ricoverato". Per ridare ossigeno ai pronto soccorso, gli specialisti dell'emergenza indicano una serie di misure da adottare. Per la presidente Fimeuc, Barletta, è necessario ad esempio "migliorare complessivamente l'efficienza dell'ospedale, garantendo il ricovero nel reparto più appropriato entro 12 ore massimo 24. E ancora. Garantire livelli essenziali di assistenza il più vicino possibile al domicilio del paziente e ai familiari; passare da un modello sanitario centrato sull'ospedale a uno più orientato verso il territorio e i bisogni del cittadino". Per il presidente della Simeu lombarda, Bressan, grande attenzione va rivolta alla formazione del personale dei reparti di emergenza. "E' chiaro – spiega – che il pronto soccorso deve avere un organico 'ad hoc', con medici formati per questa specifica attività. Non è accettabile che ci siano medici a rotazione, con camici bianchi magari di altri reparti che ruotano in pronto soccorso senza alcuna prep
arazione. Non è accettabile – aggiunge – che in grandi pronto soccorso ci siano medici 'a gettone', vale a dire camici bianchi precari, non particolarmente formati per lavorare in pronto soccorso, che prestano servizio magari per una notte o due". Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente della Simeu della Campania, De Feo, secondo il quale per ridurre i disagi nei pronto soccorso "è necessaria una riorganizzazione del sistema di emergenza territoriale, con la dislocazione dei punti di intervento mobili e dei posti di primo intervento fissi. E' inoltre fondamentale – dichiara De Feo – creare posti letto di osservazione negli ospedali sede di pronto soccorso, e posti letto di medicina d'urgenza dove gli accessi di pronto soccorso superano i 50mila l'anno". E ancora. "Serve – sottolinea il presidente della Simeu Campania – l'attivazione immediata delle strutture polifunzionali della salute per contenere il ricorso inappropriato all'ospedale, e la riorganizzazione della rete dell'emergenza per le tre gravi patologie: infarto, ictus e trauma". Taglia corto il presidente nazionale della Simeu, Schiraldi. "La vera soluzione possibile – afferma – è quella di costringere le strutture del territorio (medici di base, ambulatori Asl, guardia medica) a lavorare di più e ad assumersi maggiori responsabilità. In molti Paesi europei – conclude – i medici del territorio lavorano di più e delegano meno all'ospedale".

Articlolo scritto da: Adnkronos