Recupero crediti, un’odissea per le piccole aziende

115

Sempre più difficile la vita per le piccole e medie imprese. Non solo la crisi ha ridotto le commesse, ma anche chi ha la fortuna di lavorare trova sempre maggiori difficoltà per riscuotere quanto dovuto. E se il debitore non paga? La strada è tutta in salita. Non bastano fatture, bolle di accompagnamento e documenti vari, per attivare una procedura esecutiva è necessario che il debitore abbia beni pignorabili e poi….bisogna comunque pagare tasse e contributi vari. E non è finita, perché poi i tempi delle procedure giudiziarie in Italia sono lunghissimi.

“E’ un problema gigantesco per l’intero sistema produttivo italiano – sottolinea Leonardo Fabbroni, presidente dell’associazione Legno di Confartigianato Arezzo – si calcola che il mancato pagamento dei crediti alle imprese costi circa 10 miliardi all’anno a livello nazionale. In particolare è un problema molto sentito dalle piccole aziende, che forniscono aziende più grandi e la pubblica amministrazione, ed è particolarmente sentito da quanti operano nel comparto legno e producono mobili e serramenti. L’Italia – continua Fabbroni – è al 158esimo posto su 183 Paesi esaminati in materia di esecuzione dei contratti. Da noi ci vogliono in media 1.210 giorni per tutelare un contratto, contro 394 in Germania, 389 in Gran Bretagna e 331 in Francia. Rispetto alla media di 518 dei Paesi Ocse, si tratta di 692 giorni in più (1 anno 10 mesi e 27 giorni).” Ma il problema è anche il “costo” della procedura giudiziaria, che l’imprenditore paga in base al credito vantato. “Faccio un paio di esempi – continua Fabbroni – per far capire come vanno le cose. Mettiamo che un’azienda vanti un credito di 168 mila euro. Per avviare le procedure giudiziarie deve pagare 200 euro circa di bolli, 400 euro per l’emissione del decreto ingiuntivo, 4194 per l’iscrizione dell’ipoteca dopo che ha ottenuto il decreto ingiuntivo, il tutto fa 4794 euro. Mettiamo che il credito sia più basso, 66 mila euro. Le marche da bollo costano 100 euro, il decreto ingiuntivo sempre 400 euro, l’iscrizione di ipoteca 1894 euro. Totale 2394 euro. Una bella cifra no? Ma non finisce qui – prosegue il presidente di Confartigianato Legno – perché molto spesso non si riesce a recuperare quanto dovuto e allora si fa un accordo. Un accordo che porta i creditori ad accontentarsi di cifre molto più basse del dovuto, anche cifre pari al 10-20% del totale, di fronte al rischio concreto di non ottenere nulla perché non ci sono beni di valore sufficiente da pignorare. Il colmo di tutto questo è che però i bolli e i costi della giustizia si sono pagati sull’intero!”

Confartigianato Arezzo si è rivolta all’onorevole Donella Mattesini, la parlamentare Pd eletta ad Arezzo, che ha sensibilizzato sulla questione il capogruppo alla Camera, Alberto Fluvi, e rivolto un’interrogazione al Governo. “Siamo molto grati alla nostra parlamentare – sottolinea Fabbroni – non solo come aretini, ma a nome di tutta la categoria, perché si è mossa con tempestività e ha portato la questione all’attenzione del Governo.” Quale l’auspicio? “ Sappiamo – conclude Fabbroni – che i costi per l’esercizio dell’azione esecutiva sono quelli e vanno pagati sull’intero ammontare del credito che si va ad esigere, ma sarebbe già un buon passo avanti se si potesse ottenere un credito di imposta per la parte che il creditore versa sull’ammontare che poi non riesce ad ottenere. In altri termini, se io pago 100 per il totale del debito, ma poi ottengo solo 20, sarebbe già un passo avanti che il rimanente 80 possa andare in credito di imposta. Noi speriamo che, grazie alla sollecitazione compiuta dall’onorevole Mattesini e dal capogruppo del Pd alla Camera questa misura possa essere inserita nel prossimo decreto del Governo sugli incentivi alla competitività delle piccole e medie imprese.”