Urologia, dove l’eccellenza diventa normalità

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AREZZO – Al San Donato di Arezzo, ci si sono abituati, e “rischiano” di pensare che non faccia più notizia. E' così da anni e il fatto che questo “fenomeno” sia in crescita non sorprende nemmeno più. Ed invece, è bene che la cittadinanza sappia. Anche perché oltre ad essere un servizio che tutta Italia ci invidia, a metterlo in atto sono professionisti della nostra sanità, che utilizzano l’ospedale di tutti, arricchito, per questo tipo di attività, da tanti strumenti donati dal Calcit, un’altra realtà aretina che esiste grazie proprio alla generosità di questa terra.

Di cosa parliamo? Parliamo della urologia.
Arezzo ha il primato in Toscana, con il più alto numero di interventi urologici per Unità Operativa eseguiti con il robot (pur essendo cinque gli ospedali toscani che ne sono dotati). Considerando la tipologia di intervento, sono numeri da capogiro: 5 alla settimana – si pensi che il robot ad Arezzo è usato anche per la chirurgia generale, l’otorinolaringoiatria (quasi unico in italia) e la ginecologia – con un trend in chiara crescita, dai cento interventi dell’intero 2011, ai cento dei soli primi quattro mesi del 2012.
Ma se la quantità è quella che fa statistica e classifica, l’altro aspetto da considerare è la qualità degli interventi. “Qui ad Arezzo esistono le condizioni ideali per poter offrire ai cittadini soluzioni adeguate ai loro problemi di natura urologica – spiega il direttore dell’unità operativa Michele De Angelis – perché uniamo professionalità d’avanguardia, organizzazione funzionale, clima ideale nell’ambito dell’utilizzo delle risorse”.

C’è una lunga tradizione in tema di urologia al San Donato, ma la crescita del team negli ultimi anni è stata notevole. L’arrivo di tecnologie avanzate ha portato ad Arezzo anche nuovi professionisti con un importante bagaglio di conoscenze, maturate in centri italiani ed esteri di altissima specializzazione. Poi la dotazione di strumenti di primissimo livello, dal robot al nuovo uretero-renoscopio flessibile digitale ed ai laser, collocati nelle sale della chirurgia robotica, favorisce la realizzazione di interventi ad alta integrazione tecnologica, non realizzabili in altre sedi.

Ultimi casi particolari
Solo nelle ultime settimane, sono stati affrontati e risolti con successo alcuni casi particolari, che un tempo non erano neppure ipotizzabili. Come quello di un sessantenne colpito da un tumore della via escretrice dell’unico rene funzionante. Utilizzando assieme al robot Da Vinci e l’uretero-renoscopio flessibile digitale (donazione del CACIT) di ultima generazione, il gruppo di lavoro ha rimosso il tumore, procedendo ad una ricostruzione dell’area su cui è stato eseguito l’intervento, salvando le funzionalità del rene stesso. Questo paziente, in altre situazioni, sarebbe stato destinato a sicura dialisi. Invece, due giorni dopo l’intervento, è stato dimesso e la stessa convalescenza sarà breve e non complicata anche se dovrà essere sottoposto ad uno stretto controllo oncologico.
In altri casi, voluminosi tumori renali, (fino a 7 cm di diametro) vengono trattati asportando solo la massa e salvando la parte di rene sano. Senza il robot “da Vinci” l'intervento sarebbe stato ad alto rischio.
E ancora: è stato eseguita in un unico intervento, l'asportazione di un tumore alla prostata, l'eradicazione di una neoplasia vescicale e il restringimento patologico dell’uretere che è stato poi reimpiantato nella vescica. Il paziente è stato dimesso dopo soli due giorni, nonostante l'enorme complessità dell'intervento.

“Noi siamo sempre pronti a modificare la nostra azione e cambiare strategia, anche in corso d’opera – chiarisce De Angelis – passando dal robot alla tecnica tradizionale, cosiddetta a cielo aperto. Ma ad oggi, dopo oltre 200 interventi eseguiti con robot, abbinato spesso con altri strumenti, non è mai stato necessario. Questo grazie alla preparazione preoperatoria, alla capacità indiscussa di ferristi, infermieri, chirurghi oltre che degli operatori al robot”.

“Il nostro giovane urologo Filippo Annino – aggiunge De Angelis – provenendo da una esperienza all’estero di grande valore nell’ambito robotico e laparoscopico, ha portato con se una capacità operativa che assieme alla esperienza degli altri professionisti ha consentito davvero un salto di qualità notevole, con una curva di apprendimento di tutti assai rapida. Questa sua capacità, oggi è giustamente valorizzata anche come attività di tutoraggio presso altri centri robotici, in cui la nostra unità operativa presta la propria esperienza per la formazione”.

Insomma, una strategia basata sulla esperienza e sulla formazione di un team affiatato e oggi altamente qualificato in tutte le sue componenti, medici ed infermieri. Ovviamente anche l’urologia utilizza il robot esclusivamente quando questo viene ritenuto lo strumento più appropriato al caso, non certo per “moda”: molti, infatti, sono anche gli interventi eseguiti con i laser, in laparoscopia o a cielo aperto.
Ma il vantaggio delle nuove tecnologie è indiscutibile: con il robot i tempi di ricovero sono ridottissimi, la invasività minima, la convalescenza facilitata con un ritorno alle funzioni sociali in tempi rapidi. Basta pensare che, di norma, dopo l’operazione il ricovero in ospedale è di due giorni.