Albergatori aretini in rivolta contro il comune, “pronti a scendere in piazza”

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    Franco Marinoni
    Franco Marinoni

    “Il limone è spremuto, non c’è più un goccio di succo. Se il Comune di Arezzo dovesse pensare di continuare ad aumentare la pressione fiscale che grava già in maniera pesantissima sugli alberghi, sarebbe responsabile di ogni singolo posto di lavoro che andrà perduto. Perché di questo passa le aziende saranno costrette a chiudere”. Il direttore della Confcommercio Franco Marinoni è duro contro l’ipotesi, sulla quale sembra si discuta in questi giorni a Palazzo Cavallo, di alzare al massimo i coefficienti di calcolo della Iuc, l’imposta unica comunale su immobili (Imu), rifiuti (Tari) e servizi indivisibili (Tasi), in particolare per le strutture alberghiere. Il gettito aggiuntivo dovrebbe servire a finanziare le detrazioni da altre categorie fiscali.

    Nonostante le ripetute assicurazioni che non si sarebbe proceduto in questa direzione, più volte fornite da diversi rappresentanti dell’Amministrazione, in Comune sembra che maturi un passo indietro adducendo motivazioni populiste e miopi”, sottolinea Marinoni, “continuare a contrapporre famiglie e imprese come sta facendo il Governo è ridicolo. Perché sono le imprese a garantire sussistenza alle famiglie creando occupazione e ricchezza, quelle stesse imprese che ora sono già stremate dalla contingenza, dalle difficoltà del mercato, da uno Stato che non sa più che pesci prendere e anziché tagliare le uscite si limita ad aumentare le entrate alzando la pressione fiscale”. 

    Il direttore della Confcommercio aretina porta ad esempio i numeri degli alberghi aretini, 19 strutture di cui la più piccola possiede 15 camere e la più grande 130: “negli ultimi due anni hanno perduto quasi sette euro di redditività (€6,65) per camera, in compenso hanno visto raddoppiare la tassa sugli immobili: nel 2011 pagavano in media 28mila euro di Ici, nel 2013 oltre 64mila, quando la media a Cesenatico, per esempio, non arriva neppure a 17mila. Già perché da noi il coefficiente di calcolo dell’imposta si basa su rendite catastali rivalutate e aggiornate nel 2001, caso più unico che raro in Italia, dove le rendite degli immobili sono ferme al 1987. E poi qualcuno ha il coraggio di dire che gli alberghi di Arezzo sono cari…”. 

    Marinoni prosegue con i numeri: “l’Imu incide del 5% sul fatturato di ogni albergo, per il quale ormai  possedere un immobile è diventato un lusso. Poi c’è la Tares, che incide per almeno l’1%. E quest’anno c’è ancora l’incognita Tasi, che dai nostri calcoli potrebbe arrivare da sola fino a 15mila euro all’anno ad impresa. Una tassa sui servizi indivisibili, come acqua e luce pubblica, che peraltro già paghiamo in altre forme, a partire dagli oneri di urbanizzazione”.

    “È nota a tutti la mia stima nei confronti del sindaco Fanfani, anche per questo ci affidiamo a lui affinché la sua Giunta non proceda in una direzione sbagliata, che appesantirebbe la già difficile situazione delle strutture ricettive aretine. Così soffocheremmo la crescita, togliendo alle imprese l’ossigeno per andare avanti e fare investimenti, e rubando il futuro anche ai lavoratori, che di questo passo un lavoro non l’avranno più”.

    Sul turismo grava poi la questione della tassa di soggiorno: “oltre al danno, ci sarebbe la beffa: istituire la tassa a stagione già avviata, quando i contratti con i tour operator sono già chiusi da un pezzo, vorrebbe dire costringere gli albergatori a farsene carico assorbendola nei loro prezzi. Praticamente quest’anno lavorerebbero a rimessa. Oltretutto, chi ci garantisce che il Comune di Arezzo, senza un organismo di governance del turismo, utilizzi davvero i proventi della tassa di soggiorno per implementare il settore, come dovrebbe fare per legge, anziché per finanziare le spese correnti o eventi spot? Ne abbiamo visti troppi, in questi anni, di progetti mirabili rimasti sulla carta o risoltisi in operazioni spot che, per quanto meritevoli nei contenuti, non hanno spostato di una virgola la situazione turistica a livello di numeri e fatturato delle imprese”. 

    Il direttore della Confcommercio aretina anticipa una possibile mobilitazione degli albergatori: “sono sull’orlo della disperazione, ci sono tanti posti di lavoro a rischio, il Comune non può chiudere gli occhi di fronte a questo. Anche se ormai, a livello locale come nazionale, sono fin troppo evidenti la miopia e l’insipienza di un sistema politico che ci governa senza capire la reale situazione in cui versa l’economia e si limita a salvare se stesso arrabattandosi tra progetti di respiro corto e prelievi fiscali da salasso”.