Per l’agricoltura in Valdichiana e Casentino la situazione è davvero drammatica. Le bombe d’acqua dello scorso weekend in molte zone hanno massacrato i campi, i cereali, i frutteti, gli ortaggi e vigneti. E’ allarme anche in Valtiberina dove si segnalano danni pure per il tabacco.

Partendo dalla Valdichiana, problema gravissimo, il più grave forse, è quello dei cereali, ma sono molte le colture a rischio, come ci spiega l’agricoltore Paolo Del Buono che ha un’azienda nella zona di Foiano: “Abbiamo avuto – racconta – danni gravissimi. Il problema è che ora lavoriamo tutti a ritmo molto ridotto e non è solo una conseguenza dell’ultima bomba d’acqua, ma è da fine aprile che a volte non è possibile neanche lavorare la terra e abbiamo perso interi raccolti in assenza delle semine: ora poi i campi sono alluvionati e non si possono mettere a dimora le piantine, non si può raccogliere il grano che è diventato nero e non arriverà a maturare”.

“Sono problemi che hanno avuto anche i colleghi di Lucignano, ma tutta la vallata in difficoltà, tutti denunciamo danni  – spiega  – l’ultima grandine, per esempio, a noi ha rovinato due ettari di patate e certe culture che devono essere piantate non le pianteremo, ad esempio per noi quest’anno niente zucchine”.

In zona Cortona è stata duramente colpita la zona di Pietraia, Pergo e Montanare con gravi danneggiamenti ad olivi e prodotti orticoli: “Due ore dopo la bomba d’acqua c’e n’erano ancora 20 centimetri nel campo. Un disastro, sarà difficile quantificare i danni, comunque gravissimi a frutteti e prodotti orticoli” segnalano Vittorio Bietolini, e Giulio Del Gobbo che ha visto colpiti i campi di produzione di frutta e verdura.

Davvero drammatica la situazione anche per l’azienda La Colmata, in zona Monte San Savino. Perché ce lo spiega Antonio Rossiello: “Già da prima la situazione era difficile visto il clima strano, ma ora, con l’ultima bomba d’acqua, abbiamo tutto il grano a terra, che sta diventando scuroe lascia immaginare che il raccolto sia compromesso. Per non parlare poi dei pomodori e degli ortaggi in generale, un dramma: quelli già in campo distrutti,  e quelli da piantare che non possono essere piantati. Di fatto una sciagura gravissima, per cui spereremmo, noi agricoltori della zona,di avere almeno il riconoscimento dello stato di calamità naturale”.

Gravissima la situazione anche in Casentino, ad esempio a Bibbiena, dove l’azienda agricola il Rio di Poppi ha rilevato danni causa bomba d’acqua di sabato e per quanto riguarda i grani Verna, cereali storici e di grande valore e di nuova attualità sui mercati nazionali e internazionali.

Ma a raccontare il dramma del Casentino, anche a nome dei suoi colleghi, è Tommaso Avenante, titolare proprio dell’azienda Rio di Poppi “una solida azienda sia zootecnica che agricola, ci mantengo quattro famiglie – spiega  – ma la situazione è cosi grave che sono davvero molto preoccupato: la stagione è pazzesca, non abbiamo neanche piantato le patate o l’orto, visto che lo scorso anno, con una grandinata, mi hanno fatto perdere una grossa cifra, ed ora mi trovo, grazie all’ultima bomba d’acqua, con orzo e grano che stanno prendendo la ruggine e le muffe, poi il fieno è marcio.. siamo in croce, e con le stalle allagate, un vero disastro, i raccolti di quasi tutti i miei colleghi qui in Casentino sono compromessi in gran parte”.

Altro elemento emblematico la questione miele: le piogge colpiscono anche le api che restano nelle arnie durante la fioritura primaverile senza riuscire a svolgere il prezioso lavoro di trasporto del polline ma a rischio è anche la produzione di miele, con cali in questo inizio stagione che raggiungono in alcune zone il 50%. Questa primavera instabile sta creando grossi problemi agli alveari perché le piogge continue e intense hanno compromesso le fioriture e le api non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare e quindi non sono riuscite a produrre miele. La più compromessa è stata la fioritura dell’acacia, che ha registrato una produzione di miele inferiore anche del 50% rispetto alle annate normali.

Il repentino capovolgersi del tempo è una conferma dei cambiamenti climatici in atto, “che si manifestano  – spiega Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo – anche nel nostro territorio con ripetuti sfasamenti stagionali ed eventi estremi anche con il rapido passaggio dalla siccità all’alluvione, precipitazioni brevi e violente accompagnate da grandine con pesanti effetti sull’agricoltura che negli ultimi dieci anni ha subito a livello nazionale danni per 14 miliardi di euro a causa delle bizzarrie del tempo”.

Insomma la primavera 2016 “si conclude – spiega poi il direttore di Coldiretti Arezzo, Mario Rossi – all’insegna di ripetuti allarmi nelle campagne per le ondate di maltempo che hanno portato in questi giorni forti temporali accompagnati dalla grandine, che è la calamità più temuta dagli agricoltori in questa stagione, perché provoca danni irreparabili alle coltivazioni vanificando il lavoro di un intero anno, con effetti gravidal punto di vista economico e occupazionale”. Ovviamente Coldiretti Arezzo “è come di consueto a fianco delle imprese associate,  – insiste Rossi – pronta a fare la sua parte per sostenere presso le sedi istituzionali lo stato di calamità naturale”.

Purtroppo le continue avverse condizioni climatiche non dipendono né da noi né dalla volontà delle istituzioni, ma ci adopereremo per farci riconoscere lo stato di calamità naturale. Ragionamento diverso – conclude Coldiretti – per l’altro gravissimo e annoso problema relativo ai danni da fauna selvatica per il quale chiediamo ormai da tempo un’ attenta gestione che consentirebbe di dare risposte concrete a tutte quelle imprese agricole che oggi vedono totalmente compromessi i loro raccolti e la stessa sopravvivenza.