Queste le interrogazioni nel Consiglio Comunale di oggi.

La prima interrogazione è stata presentata dal consigliere comunale Alessandro Caneschi sulla pioggia del 6 novembre scorso: “non si può parlare più di eventi eccezionali ma di casi reiterati per i quali l’amministrazione deve svolgere un ruolo preminente per prevenire questi fenomeni. La scorsa amministrazione si era prodigata in investimenti per la prevenzione del rischio idraulico. La salvaguardia del territorio è una priorità, perciò chiediamo quali azioni s’intende mettere in campo per risolvere tali problemi”.
Anche Paolo Sisi si è soffermato sul problema concentrandosi sul tratto fognario tra la Marchionna e La Pace. “Tale zona è dotata di una fognatura di tipo misto, per le acque nere e meteoriche, certamente datata, dove risultano convogliate anche acque provenienti da varie origini, tra cui alcune sorgenti. Esisteva un progetto per ammodernare questo tratto di fognatura, chiedo se è ancora attuale”.
L’assessore all’ambiente Marco Sacchetti ha replicato che “la piovosità del 6 novembre c’è stata ma statisticamente l’evento non rientra tra quelli ‘eccezionali’. È chiaro che il sistema fognario è stato pensato e realizzato nel passato, di conseguenza per carichi inferiori dell’attuale. Perché si è comunque verificato l’allagamento di certe strade o quartieri? Le cause sono varie e sono da ricercarsi in un insufficiente dimensionamento del sistema fognario ma anche nell’abbandono della cura agricola della parte suburbana del territorio. E l’acqua che ha invaso alcune strade, per effetto delle pendenze, è stata proprio di provenienza campestre. Se le cause sono diverse, devono trovare soluzioni calibrate. Su Arezzo è stato fatto uno sforzo importante per mettere in sicurezza la città da eventi eccezionali con il sistema delle casse di espansione. Come adeguare invece il sistema fognario misto? Vogliamo fare una mappatura del territorio per capire quali siano le zone più vulnerabili, dopo di che stileremo un elenco di priorità. Abbiamo pensato anche a un tavolo con Nuove Acque e Consorzio di bonifica per coordinare gli interventi”.

Francesco Romizi: “le promesse da campagna elettorale, quando venne addirittura ventilata la possibilità di acquisto da parte dell’amministrazione dei campi del Funghini adiacenti allo stadio, si sono rivelate tali e l’annosa questione dei campi di allenamento dell’Arezzo calcio non trova una svolta. Per ora abbiamo il girovagare della squadra per la provincia, di soluzioni invece neanche l’ombra”.

Paolo Lepri: “rimaniamo sorpresi dal dato contraddittorio tra l’aumento degli utili di Nuove Acque, sbandierato dalla società anche con una conferenza stampa, e il costante aumento delle bollette. Nel momento in cui si verifica la prima ipotesi relativa agli utili dovrebbero anche esserci benefici per gli utenti. Quali politiche intende mettere in atto l’amministrazione comunale per spingere Nuove Acque a convertire tale segno più in riduzione delle bollette?”.
Ancora Marco Sacchetti: “se una società, nel caso Nuove Acque, registra utili possiamo leggere questo dato in senso positivo, nel senso che la società ha una gestione virtuosa e redditizia. Dopo di che, i meccanismi tariffari sono disposti da legge e autorità nazionale: ma è meglio avere una società diligente che opera con criterio piuttosto che una società sprecona perché proprio il previsto meccanismo di adeguamento utili/tariffe produrrà benefici nel tempo”.

Paolo Lepri: “gli impianti antincendio della scuola materna Orciolaia, dopo due anni da una specifica denuncia, sono ancora fuori servizio. Per quanto riguarda gli impianti di riscaldamento di molte scuole comunali, quest’anno sono rimasti accesi fino al 15 aprile. Quali sono le ragioni per cui non si provvede alla manutenzione annuale del sistema antincendio e perché non ci sono valvole nei termosifoni che permettano la chiusura, anche parziale, degli impianti”?.
“Entro dicembre – ha replicato il vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini – tutte le scuole saranno in regola per gli impianti antincendio. Per quanto riguarda le valvole termostatiche, sono previsti ammodernamenti degli impianti per alcuni edifici”.

Donato Caporali: “torno sul cosiddetto Piano delle piccole opere, relativo ai lavori pubblici di importo inferiore a 100.000 euro. Vorremmo conoscerlo in modo esaustivo. Non sarà un obbligo per la Giunta illustrarlo al Consiglio Comunale ma ricordo un impegno del vicesindaco in tal senso”.

Paolo Lepri: “esiste un protocollo d’intesa tra le città etrusche cosiddetto della Dodecapoli. Per Arezzo lo firmò a Chiusi l’allora assessore Pasquale Macrì. Il sindaco è al corrente di questo e dell’altro progetto relativo al distretto Etruria Meridionale?”.
“Per il progetto Dodecapoli – ha rilevato l’assessore Marcello Comanducci – dobbiamo usare il passato e dire che ‘era’ molto bello. Il 18 maggio ci è stato infatti comunicato il suo annullamento. Tuttavia, i precedenti promotori stanno lavorando su un nuovo progetto che abbia i requisiti per la richiesta d’ingresso nel patrimonio Unesco. Arezzo ci sarà. Sul progetto di distretto, devo dire che non ci è pervenuto, a oggi, alcun invito a partecipare a qualsivoglia incontro”.

Francesco Romizi: “l’area adibita a parcheggio gratuito presso le scale mobili o quella a ingresso libero dietro il centro sociale di Pescaiola sono in condizioni disastrate anche se vengono utilizzate da tantissimi cittadini. Sono previsti interventi di miglioramento o manutenzione?”.

Donato Caporali: “esiste un obbligo di legge per il quale per ogni nuovo nato, un Comune deve piantare un albero. La legge parla anche di una specifica area urbana che deve essere adibita a tali piantumazioni”.

Francesco Romizi è tornato sulla Valli Zabban, la sua eventuale delocalizzazione e le emissioni giornaliere.
L’assessore Marco Sacchetti: “nell’ultimo incontro sulla Valli Zabban a San Leo, il rappresentante della società si era impegnato a installare un pannello digitale dove venissero registrati i valori delle emissioni in tempo reale. Non mi pare che tale obbligo assunto sia stato rispettato. Non è un comportamento corretto, vista anche la peculiare collocazione urbana dell’impianto. Serve la giusta sensibilità, per lo meno quando c’è da tenere fede agli impegni. Per cui se non ci saranno novità importanti da parte della Valli Zabban chiederò alle autorità preposte di rivedere i termini dell’autorizzazione ambientale precedentemente concessa”.

Paolo Lepri: “sulle celebrazioni di Piero della Francesca si sono accavallate varie voci, convegni il 12 ottobre, somme stanziate dalla Regione, annunci del sindaco su mostre e incontri, visite gratuite degli affreschi della cappella Bacci. Si è verificato tutto questo? Con quali criteri sono stati ripartiti eventuali finanziamenti ottenuti dalla Regione, esiste un comitato tecnico che se ne occupa?”.
“In realtà – ha replicato il sindaco Alessandro Ghinelli – il convegno è in corso, lo abbiamo articolato in cinque giornate di altissimo livello e collocato nel luogo simbolo della cultura cittadina: la biblioteca. L’unico dubbio sorto in questo periodo è un dubbio piacevole, ovvero la capienza della sala conferenze dell’istituzione che si sta rivelando non sufficientemente capiente per il pubblico che vi sta partecipando. Sull’accesso agli affreschi, esiste un progetto condiviso tra il sottoscritto e il professionista incaricato dalla diocesi di un elevatore esterno che dal piano terra, in corrispondenza di via Beccheria, porti al pavimento della sagrestia di San Francesco. Da qui, sarebbe agevole entrare nella cappella Bacci. È un percorso del tutto indipendente rispetto all’accesso normalmente utilizzato dai fedeli che entrano in chiesa per la loro preghiera. Su questo progetto attendiamo una risposta conclusiva dalla soprintendenza. Sulla ulteriore richiesta, di poter concedere ai visitatori l’ingresso gratuito alla cappella Bacci, per tutto il 2016 in corrispondenza dell’anno giubilare, alla nostra lettera del marzo scorso firmata dal sottoscritto, dal vescovo e dal vicepresidente Lucia De Robertis abbiamo ottenuto risposta negativa da parte del Polo Museale. Un’occasione persa, sulla quale evidentemente hanno pesato altre considerazioni”.

Francesco Romizi: “è stato nominato un nuovo direttore generale pro tempore di Ato rifiuti Toscana sud, un collaboratore del direttore generale oggi sottoposto a inchiesta giudiziaria. Occorre un nuovo dirigente, preferibilmente esterno. Chiedo se il sindaco è in grado di accelerare la nomina di questo nuovo direttore e se condivide l’ipotesi di un’Ato unica a livello regionale, un’ipotesi oramai in campo”.
Anche Luciano Ralli si è soffermato sulla questione: “l’Ato Toscana sud ha provveduto a nominare direttore generale, dopo la sospensione dall’incarico del precedente, un ingegnere suo stretto collaboratore. Sull’intera vicenda abbiamo fiducia nella magistratura e nella sua capacità di riportare trasparenza in un settore delicato. Se ci soffermiamo sulla nomina dell’attuale direttore pro tempore è perché la riteniamo politicamente inopportuna. Non era necessaria una figura che rappresentasse discontinuità rispetto alla gestione precedente? Il partito democratico ha già contestato l’elezione del sindaco di Arezzo a presidente dell’Ato in quanto a capo di un’amministrazione con un assessore dipendente di una società del gruppo Sei Toscana e titolare di varie nomine che non tengono conto adeguatamente della necessaria distinzione tra controllori e controllati. Fattispecie che riduce gli spazi di imparzialità dell’agire degli enti pubblici e delle società partecipate”.
“Nel mio comizio conclusivo della campagna elettorale del 2015 – ha dichiarato il sindaco Alessandro Ghinelli – misi in luce tutta una serie di fatti, società e soggetti che ruotano tuttora attorno al ciclo dei rifiuti. Quando ho ricevuto notizia dell’inchiesta giudiziaria, il 9 novembre scorso, 17 mesi dopo quel comizio, non mi sono sorpreso. La gestione dei rifiuti nella Toscana meridionale non è stata svolta, negli ultimi anni, in modo inappuntabile e i cittadini hanno pagato tariffe troppo elevate per i servizi ottenuti. Comunque, a seguito dell’azione della magistratura ho provveduto a convocare l’11 novembre l’assemblea dei sindaci, partecipata per il 93% dei componenti, una percentuale mai raggiunta in precedenza da quando ricopro la carica di sindaco. Le delibera da me proposta in quella sede prevedeva di affidare l’incarico pro tempore per le sole funzioni ordinarie a un dipendente di Ato così come prescritto dall’articolo 19 del regolamento dell’Ato. Tra i dipendenti stessi, per profilo professionale, era possibile affidare tale incarico unicamente al soggetto poi prescelto. Il regime funzionale di dipendenza che poteva legare il precedente direttore generale oggetto di inchiesta e il nuovo tecnico pro tempore non è parso fattore ostativo. Senza un direttore generale, d’altronde, rischiavamo il commissariamento e questo è l’ultima cosa che vorrei. Abbiamo così scongiurato tale eventualità, inoltre ho potuto registrare che l’assemblea dei sindaci di Ato Toscana sud ha assunto una forte connotazione sulla gestione dei rifiuti, rendendosi finalmente conto del suo ruolo. E non trascuro l’ulteriore fatto che la delibera è stata presa all’unanimità.
Pochi giorni dopo questa assemblea, abbiamo avuto le dimissioni definitive del precedente direttore generale e anche per queste ho svolto il mio ruolo con una personale richiesta che evidentemente ha sortito effetto. Il futuro nuovo direttore generale sarà scelto con iter adeguato, preferirei fosse un tecnico dotato delle giuste capacità manageriali e non in relazione con il sistema di potere ancora esistente. Cosa fare nel caso in cui il contratto che lega Sei Toscana con Ato venga considerato nullo, fattispecie meno peregrina di quanto si possa pensare, anzi plausibile. Non sono assolutamente d’accordo con l’Ato unico regionale: più i gestori sono lontani dal tema e dal territorio servito, più falliscono negli intenti. Credo che tornare ai cosiddetti ambiti ottimali, sul tipo di quelli pensati negli anni Novanta, sia la scelta migliore. Rimarrà in piedi Ato Toscana sud? In una fase come l’attuale credo sia inevitabile, non possiamo pensare di azzerare il servizio di gestione dei rifiuti come fosse un interruttore da staccare. Studierò, in qualità di presidente dell’assemblea, con la Regione un sistema di uscita da questa situazione”.
Marco Sacchetti: “dopo essere stato chiamato personalmente in causa mi corre obbligo di specificare, per l’ennesima volta, che non sono dipendente di Sei Toscana. Come assessore, mi sto anzi prodigando sul tema dei controlli, nei confronti soprattutto del gestore: l’amministrazione alla quale appartengo ha infatti favorito l’approvazione di uno specifico regolamento che stabilisce verifiche e l’applicazione di penali nei confronti del gestore stesso. Era il minimo da fare, l’anomalia era l’inesistenza di un simile regolamento vista anche l’entità delle cifre riportate nei contratti. Continuerò a lavorare per un servizio efficace, economico, di cui sia garantita la continuità, nel nome dell’assoluta trasparenza amministrativa e personale”.

L’ultima interrogazione è stata di Paolo Lepri e ha avuto per oggetto la legittimità delle convenzioni tra l’Ato rifiuti Toscana sud e i gestori degli impianti di smaltimento dei rifiuti solidi urbani: “negli anni è cambiato il sistema di calcolo del corrispettivo originariamente previsto e approvato dall’assemblea dei Comuni senza che il nuovo sistema sia stato sottoposto all’assemblea stessa. Stando così le cose, quali azioni intende adottare l’amministrazione per ripristinare la legittimità degli atti in essere tra l’Ato e i gestori degli impianti?”.