“Marco Pannella: l’ultimo gigante della politica”

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Palazzo Comune Arezzo
Palazzo Comune Arezzo

Dichiarazione del consigliere comunale Angelo Rossi

“Veniva da lontano, dalla cultura azionista e liberale che negli anni Cinquanta si riuniva attorno alla rivista ‘Il Mondo’ di Mario Pannunzio.

Marco Pannella ha poi attraversato la politica italiana con battaglie epiche. Le definisco tali perché condotte sempre da una posizione di minoranza, sia nelle percentuali elettorali che nella rappresentanza parlamentare. Eppure, nonostante questi numeri, non ha arretrato, dimostrando anzi un assunto fondamentale nelle democrazie moderne. E cioè che sono proprio queste minoranze, laiche e libertarie, a farsi motore dei più grandi cambiamenti nel costume dei popoli e nei diritti di una nazione.

L’elenco di queste battaglie è sotto gli occhi di ognuno visto che la morte di Marco sta in questo momento riempiendo le cronache e, soprattutto, le coscienze. Personalmente le ho condivise tutte: divorzio, aborto, obiezione di coscienza, nucleare, responsabilità civile dei magistrati, liberalizzazione delle droghe leggere, diritto a scegliere come morire. Fino all’ultima, per il riconoscimento tanto banale, quando ancora combattuto, che l’amore non ha sesso.

Il mio ricordo personale è legato a un anno fa, quando Marco Pannella è venuto per la prima volta ad Arezzo. Durante la campagna elettorale per le amministrative del 2015. È venuto per sostenermi, una scelta, quella del sostegno diretto a una persona, per lui rara se non unica. Nell’incitare a votarmi, disse: ‘Angelo, devi farti carico di una speranza di cambiamento. Ci ritroveremo fra un po’ per vedere se Arezzo è cambiata’. Non ce l’ha fatta a tornare ma io non dimentico la promessa di seguire il suo incitamento.

Con soddisfazione, rilevo che il Consiglio Comunale si è fatto portatore dell’ultima battaglia di Marco, approvando la mozione scritta di suo pugno per il diritto alla conoscenza contro la ragion si stato. Ennesimo decalogo tangibile dei valori in cui lui e tutti noi radicali, a cominciare dal gruppo aretino di Liberaperta, abbiamo sempre creduto e continueremo a credere”.