Il San Donato, grazie al Calcit, è il primo ospedale non universitario in Italia ad avere un software innovativo per le immagini di emodinamica celebrale

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AREZZO –  La generosità dei cittadini, ancora una volta, ha dotato l’ospedale San Donato di uno strumento importantissimo che in Italia si trova solo nei più grandi centri universitari e in Toscana solo ad Arezzo.
Si chiama Olea Sphere software ed è stato donato dal Calcit alla radiologia dell’ospedale aretino. Il software del valore di circa 36.000 euro, permette di mappare con precisione le lesioni celebrali nei casi di tumore e ictus. “Cerchiamo di essere sempre al passo con l’innovazione per dare ai cittadini risposte sempre più qualificate, commenta Enrico Desideri direttore generale Asl Sud Est,  e nel campo oncologico, da sempre, il Calcit con le sue donazioni ci permette di essere al pari dei grandi centri oncologici italiani.”

Lo strumento, tramite l’acquisizione di immagini avanzate nella risonanza magnetica, consente di elaborare delle mappe che calcolano l’emodinamica celebrale.  Questo permette uno studio più preciso nella diagnosi dei tumori celebrali e nei follow-up, ossia nei controlli periodici  che vengono effettuati dopo  l’intervento chirurgico e la radioterapia  Da queste immagini è possibile diagnosticare  il tipo di neoplasia cerebrale indentificandone i vari gradi di malignità, individuare precocemente un’eventuale ripresa della malattia distinguendola dalle modifiche che il cervello subisce a seguito delle  terapie.

Nell’ictus acuto viene utilizzato per discriminare la zona di cervello non recuperabile,  dall’area invece salvabile con le nuove tecniche di riperfusione endovascolare.
Il tempo che può trascorrere dall’ictus all’intervento per far sì che i danni conseguenti siano limitati è oggi stabilito in 4 ore e mezzo. “Questo software , anche grazie ad uno studio che faremo sui pazienti aretini, ” ha dichiarato  il neuroradiologo Gian Luca Cuneo“ ci permetterà in un prossimo futuro di ampliare la finestra temporale di intervento, che si prospetta sarà dalle 6 alle 12 ore. Questo è fondamentale nei centri come il nostro, dove non esiste al momento  la neuroradiologia interventistica endovascolare.  Un maggior tempo a disposizione ci consentirà di aumentare il numero di pazienti da trattare e di pianificare meglio il loro trasferimento al centro di terapia endovascolare di riferimento  e quindi ci permetterà di aumentare notevolmente le possibilità di limitare o addirittura evitare le conseguenze.”

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