A Bolzano si sperimenta il riutilizzo del carbone di legna

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Bolzano, 4 ott. (Labitalia) – Un progetto che punta al riutilizzo del carbone di legna, oggi smaltito come scarto, per migliorare la produzione di biomassa. A promuoverlo, a Bolzano, Centro Laimburg e Unibz. L’Alto Adige utilizza annualmente circa un milione di metri cubi di biomassa per ricavare 1.300 GWh di energia, il 12% del proprio fabbisogno energetico compreso il carburante. In questo processo vengono prodotte annualmente 2.000 tonnellate di carbone di legna (biochar), attualmente smaltite come scarto.
Il progetto triennale ‘wood-up’, finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) con circa 700mila euro, vuole sviluppare un metodo, sostenibile dal punto di vista sia economico sia ambientale, per recuperare questo materiale, ottimizzando così l’intera catena di produzione di biomassa. Accanto all’Università di Bolzano e al Centro di sperimentazione Laimburg, è coinvolta anche Eco-Research per caratterizzare la struttura fisico-chimica del carbone di legna.
Oltre ai produttori di energia che operano nel settore della gassificazione, interessati al progetto sono il Consorzio vini dell’Alto Adige, il Centro di consulenza per la fruttiviticoltura e l’Unione Agricoltori-Bauernbund. Il primo passo effettuato dai ricercatori sarà quello di analizzare l’intero ciclo di gassificazione della biomassa, valutando in primo luogo l’efficienza energetica e la sostenibilità economica. Verranno prese in esame nuove tecnologie di combustione e pirolisi, soluzioni di utilizzo del biochar come fertilizzante in agricoltura, nonché soluzioni d’impiego della biomassa legnosa per uso farmaceutico e nell’industria alimentare.
“Il progetto wood-up riunisce innovazione di prodotto, ovvero il riuso del biochar, e innovazione di processo, vale a dire l’ottimizzazione di tutta la catena di produzione”, dice il responsabile di progetto, Giustino Tonon (Unibz), in occasione dell’avvio del progetto che riunisce partner di ingegneria energetica, ecologia, agricoltura, analisi chimica del suolo.
“In diversi contesti sperimentali è stato già dimostrato che il biochar ha effetti positivi sulla fertilità del suolo, aumentandone il contenuto di carbonio organico in maniera costante e permanente”, spiega Barbara Raifer, responsabile del settore viticoltura al Centro Laimburg. Con il progetto wood-up i ricercatori auspicano di trovare un modo per mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico sulla produttività e la qualità delle mele e delle viti locali.
Esamineranno da vicino se il biochar come fertilizzante è in grado di aumentare il fissaggio del carbonio nel suolo, nonché l’efficienza delle risorse limitate, quali acqua e nutrienti. “Nella fase sperimentale sul campo, incorporeremo il biochar, in varie concentrazioni con compost, nel terreno suddiviso in parcelle sperimentali”, aggiunge Maximilian Lösch, ricercatore del Centro Laimburg. Seguiranno osservazione della crescita delle piante e analisi delle piccole quantità di vino ricavato da quelle uve.