Coca-Cola HBC Italia, dalla palestra ai libri è il dipendente che sceglie il ‘suo’ welfare

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Roma, 6 ott. (Labitalia) – Il lavoro cambia. E’ un mantra che si sente recitare spesso e, spesso, non con accezione positiva. Ma il lavoro cambia a volte anche in meglio, in quelle aziende dove la sensibilità del management, unita alla ricerca del benessere del dipendente e a quella di una maggiore produttività, genera iniziative che mettono d’accordo le esigenze dei lavoratori con quelle della produzione. Con guadagno per tutti. E’ il caso di Coca-Cola HBC Italia, dove lavorano 2.000 persone in 4 stabilimenti: Nogara (Vr), Oricola (Aq), Marcianise (Ce) per i soft drink e Rionero in Vulture (Pz) per le acque minerali.
“In Coca-Cola HBC Italia -spiega a Labitalia Emiliano Maria Cappuccitti, direttore risorse umane della società- abbiamo avviato da poco un programma di welfare aziendale che mette il dipendente nelle condizioni di usufruire di un’ampia offerta di convenzioni, che danno accesso a molti servizi a costi agevolati. Ciascuno ha la possibilità di scegliere, ad esempio, tra sconti per l’acquisto di libri, abbonamenti a palestre, viaggi, pacchetti contributivi per coloro che sono vicini alla pensione, rette scolastiche. E questo perché, su una platea molto ampia di lavoratori, i bisogni sono naturalmente molto differenziati”.
Il programma per ora è ‘testato’ su una parte dei dipendenti, ma presto sarà esteso a tutto il gruppo. “Dal 2017, grazie alla partnership con Welfare Company, società a capitale interamente italiano, specializzata in servizi di welfare aziendale e pubblico, circa 300 dipendenti dello stabilimento di Nogara (Verona) e 50 colleghi dell’headquarter di Sesto San Giovanni (Milano) -conferma Cappuccitti- possono usufruire di questi benefit”.
“Si tratta di prestazioni non monetarie -aggiunge Cappuccitti- che consentono, da una parte, all’azienda di avere risparmi fiscali grazie alle agevolazioni previste dalla legge di stabilità 2017 e, dall’altra, al lavoratore, di acquistare servizi importanti a prezzi convenienti, grazie alla piattaforma che mette ‘in rete’ tutte le offerte e ottimizza i costi”. Dietro a questo, aggiunge Cappuccitti, “c’è un grande cambiamento culturale, un percorso che va incontro ai bisogni dei nostri dipendenti che disegna un puzzle composto da vari tasselli”. Quello attivato in collaborazione con Welfare Company, la società guidata da Chiara Fogliani, è uno di questi. Ma ce ne sono anche altri.
Nel descriverli, Cappuccitti parte da una componente essenziale dell’azienda: quella femminile. “Abbiamo il ‘bollino’ Gender Equality -racconta- e Coca-Cola HBC Italia è partner di Parks – Liberi e Uguali, l’associazione senza fini di lucro che ha come obiettivo aiutare le realtà aziendali a sviluppare strategie e buone pratiche rispettose della diversità, con focus specifico sull’orientamento sessuale e all’identità di genere (Lgbt)”.
“Le policy sui diritti sul luogo di lavoro di Coca-Cola HBC Italia vietano le discriminazioni -spiega il direttore Hr- e stabiliscono che i presupposti per l’assunzione, l’impiego, il collocamento, la formazione, il trattamento retributivo e l’avanzamento di carriera siano solo le competenze, i risultati, le capacità e l’esperienza. Congedo matrimoniale e assicurazione sanitaria sono garantite a tutte le coppie, anche a quelle dello stesso sesso”, precisa.
C’è poi il “tema dei temi”, come lo definisce Cappuccitti, ossia la maternità. Coca-Cola HBC Italia ha aderito al progetto MaaM, acronimo di Maternity as a Master, pensato per accompagnare le dipendenti neo mamme prima, durante e dopo la nascita del figlio. “Questo perchè tecnologie e organizzazioni oramai mutano molto velocemente e le donne che rientrano al lavoro spesso trovano grandi cambiamenti che devono saper affrontare. Per questo, perché la maternità e la paternità non siano minacce per la carriera, ma un punto di forza, noi teniamo alle neomamme e ai neopapà un vero e proprio Master che si sviluppa su una piattaforma digitale, organizzato in 7 moduli con contenuti multimediali, e l’iscrizione alla community, per confrontarsi con genitori”.
Tutto questo, però, in un ambiente di lavoro che è già esso stesso un nuovo concetto di ufficio. “Abbiamo abbattuto i muri: io stesso e l’amministratore delegato -dice Cappuccitti- lavoriamo in un open space con altre 9 persone. Vengono superate in questo modo le barriere gerarchiche e la comunicazione risulta più veloce”.
Dal 2014, invece, è stato introdotto il Remote Working, ovvero la possibilità di lavorare da casa per 3 giorni al mese, per un totale di 36 giorni l’anno, in modo da conciliare meglio gli impegni della vita familiare e di quella lavorativa. “Da quest’anno il 95% dei colleghi può usufruire di ulteriori 2 giorni per un totale di 5 al mese. Questa iniziativa risulta essere fortemente apprezzata dai dipendenti con una percentuale di adesione in costante aumento”, aggiunge Cappuccitti. che cita anche la presenza in azienda del telelavoro (“ne usufruiscono circa 60 persone su tutto il territorio nazionale”) e della monotimbratura. Introdotta nel 2013, consente di timbrare il cartellino (“sa tanto di ministero”, sottolinea il direttore Hr) solo all’ingresso in azienda, una iniziativa che permette una migliore organizzazione della propria giornata lavorativa.