Consiglio Comunale: le interrogazioni

Tutte le interrogazioni presentate nel Consiglio Comunale di oggi

1086
Palazzo del Comune

Queste le interrogazioni presentate questa mattina in consiglio comunale.

La prima è quella del consigliere comunale Claudia Maurizi: “è vietato l’abbandono di mozziconi di sigaretta, fazzoletti di carta, gomme da masticare e deiezioni dei cani: è opportuno informare i cittadini dell’esistenza di questi divieti. Quali azioni della PM nel 2016 sono state finalizzate al rispetto di tali norme, quante sanzioni gli agenti hanno emesso e quali importi hanno garantito?”.

Marco Casucci: “preso atto della situazione di grave degrado di Saione, che ha conosciuto durante una notte a ridosso delle festività natalizie un fatto criminale culminato nel rogo di un auto, dove prosperano microcriminalità, prostituzione, spaccio e tossicodipendenza, visto che il quartiere ha subito nel corso degli ultimi anni un’autentica trasformazione sociale, è scattata l’ora che questa parte di città sia restituita alla legalità. Quali misure ha in serbo l’amministrazione per ridare al quartiere condizioni dignitose per rispondere all’emergenza e per conservare poi condizioni di normale vivibilità”.
“Esiste un progetto di videosorveglianza, funzionale alla creazione di un sistema di controlli efficace che serva come deterrente e svolga una funzione preventiva – hanno risposto l’assessore Barbara Magi e il vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini. C’è il giusto ottimismo in merito al finanziamento del bando sulle aree degradate, al quale il Comune ha partecipato, e l’erogazione agli enti locali delle relative risorse. Nel momento in cui arriveranno, le sfrutteremo per prendere tutte le misure necessarie per questa parte di città”.

Massimo Ricci: “è vero che questa amministrazione sta pensando di prorogare la concessione del servizio idrico, fino al 2026, a favore di Nuove Acque? Credo sia una scelta che contraddice le parole del sindaco spese per la ripubblicizzazione dell’acqua. Le condizioni fallimentari della gestione di Nuove Acque sono evidenti: dall’indebitamento della società alle tariffe tra le più alte d’Italia, dai 2 milioni di utili distribuiti annualmente ai soci agli extra-canoni. Il rischio è che Nuove Acque non sia in grado di rimettere il debito presso le banche, così l’intento è quello di spostare più in là possibile il deflagrare della situazione. Un tema del genere dovrebbe essere discusso in una seduta pubblica in Consiglio Comunale con il contributo di cittadini e comitati”.
“Il tono catastrofico dell’interrogazione – ha rilevato l’assessore Marco Sacchetti – non è condivisibile. L’indebitamento c’è ma c’è anche un piano di rientro approvato dall’autorità idrica: la società sta dunque onorando i suoi impegni. Le tariffe sono alte ma questa amministrazione si sta impegnando per contenerle, individuando una serie di meccanismi, nell’ambito delle regole esistenti che non possono essere disattese. La proroga, innanzitutto, è un atto consentito sotto il profilo della legittimità e serve proprio per ammortizzare il piano di rientro dal debito, spalmandolo su più anni. Cosa succede a fine gestione? Quando scadrà la concessione con Nuove Acque, l’Autorità idrica toscana bandirà una gara, valida per tutta la Regione, dalla quale uscirà un unico gestore del servizio. Quale modello di gestione, dal 2021? La cosiddetta legge Madia offre tre strade: società in house, società mista pubblico/privata, società totalmente privata. Il ragionamento che stiamo portando avanti adesso è relativo a quale strada scegliere”.

Luciano Ralli: “in occasione del picco influenzale, è scattata l’emergenza a causa dell’afflusso dei cittadini al pronto soccorso e della richiesta di ricoveri. La risposta è stata valida, di fatto si è comunque creata una situazione di rallentamenti e disagi. Chiedo al sindaco se sta seguendo tutte le questioni inerenti la sanità, dal numero dei posti letto al processo di riordino dei distretti”.
“Sto perorando in Regione – ha replicato il sindaco Alessandro Ghinelli – la causa di Arezzo perché i processi avviati, in ambito di sanità regionale, non possono lasciarci indifferenti. Nel disegno finale di riorganizzazione, pare che Arezzo dovrà essere accorpata con Casentino e Valtiberina in vista della creazione di un distretto con quasi 200.000 assistiti, il più grande della Toscana. Tutto questo in omaggio a una presunta razionalizzazione. Tutto nasce da una politica di area vasta che si basa su parametri di efficienza non dimostrabili, mutuati da altri sistemi sanitari, lontani culturalmente, economicamente e storicamente, dal nostro. Denuncio questo aspetto in ogni sede ma temo che le decisioni siano state già prese. Il tema allora diventa il seguente: se Arezzo non verrà rafforzata nelle strutture e nel personale andrà incontro a oggettive difficoltà. Ho in agenda un’audizione in Regione, in commissione sanità, dove sosterrò ancora una volta, con una relazione dettagliata, la bontà della dimensione attuale della sanità aretina. Il Consiglio Comunale potrebbe votare un documento unanime che mi dia forza e legittimazione, in vista di questo incontro, per portare le ragioni di Arezzo in Consiglio Regionale. Per fare capire che una collettività intera si stringe attorno a un tema e parla con una voce sola”.

Alessandro Caneschi: “gli abitanti di San Giuliano non hanno più un luogo pubblico di aggregazione. Ci sono oltre 200 firme dei residenti che chiedono l’individuazione in paese di locali da destinare all’aggregazione sociale. La ex sede del fascio ed ex scuola elementare è stata acquisita dal Comune nel 2014, l’immobile è tuttavia inserito nel piano delle alienazioni. Sarebbe invece positivo fosse utilizzato per questi scopi”.
“Ho incontrato alcuni abitanti di San Giuliano – ha replicato il vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini – ma all’interno dell’immobile suddetto ci sono attrezzature della Telecom inamovibili. L’inserimento dei locali nel piano delle alienazioni era proprio per capire se Telecom fosse interessata o meno ad acquistarli definitivamente. Pare che si sia un qualche interesse, anche da parte di un privato, per cui quella sede non è proponibile”.

Massimo Ricci: “il Comune ha inviato una lettera agli assegnatari degli alloggi erp con la quale chiede la compilazione di un modulo che consenta di passare, per i soggetti in questione, da assegnazione ordinaria ad assegnazione in mobilità. In ogni caso, il Comune inserirà d’ufficio l’assegnatario nel programma di mobilità, a partire dal 31 gennaio. Con quali criteri sono stati individuati i cittadini a cui inviare la lettera?”.
L’assessore Tiziana Nisini: “queste comunicazioni chiedono la sottoscrizione di un modulo che si sostanzia in una manifestazione di disponibilità. Gli uffici stanno verificando a tappeto tutti gli assegnatari per fare emergere soprattutto le situazioni cosiddette di sottoutilizzo. I criteri per individuare tale fattispecie sono quelli indicati dalla legge che prevede la mobilità d’ufficio quando l’alloggio ha due vani in più rispetto al numero dei componenti del nucleo familiare. Il modulo è un invito agli assegnatari a inserirsi nella lista di mobilità e di attendere un alloggio adeguato. Ci sono nuclei di famiglie di 2 persone che vivono in 90 metri quadrati e famiglie di 4 che vivono in 50 metri quadrati. L’intento di questa amministrazione è ridurre l’emergenza abitativa: all’assegnatario che abita in un appartamento sottoutilizzato chiediamo di aprire un dialogo, nessuno subirà atti di imperio”.

Alessandro Caneschi: “l’area dov’è il monumento che ricorda l’eccidio del Mulinaccio non è in condizioni di decoro e sicurezza, deve essere sistemata con l’installazione della pubblica illuminazione e il ripristino delle panchine e dei tavoli un tempo presenti”.

Luciano Ralli: “chiedo al sindaco quale futuro sia in serbo per Arezzo Fiere e Congressi. Stanno emergendo alcune ipotesi ma le stiamo apprendendo dalla stampa, vorremmo esserne informati nella sede opportuna”.
“Ho pensato, assieme al presidente Alessio Mattesini – ha replicato il sindaco Alessandro Ghinelli – di affiancare alla seduta aperta di Consiglio dedicata a Banca Etruria, una seduta ordinaria con all’ordine del giorno proprio una discussione sul tema, per consentire all’assemblea di prendere una decisione e dare mandato al sindaco in vista dell’assemblea di Arezzo Fiere e Congressi del 7 febbraio. È nata, come noto, una società di primaria importanza, frutto dell’unione di un soggetto veneto e di un soggetto romagnolo, per l’organizzazione degli eventi fieristici, probabilmente il secondo gruppo italiano per fatturato. Esso ha manifestato l’intenzione di investire in Toscana e interesse per gli eventi fieristici orafi. Arezzo Fiere e Congressi ha risposto con un percorso politico-amministrativo che non trovo del tutto condivisibile, ovvero la proposta di affittare a tale società il ramo d’azienda che gestisce Arezzo Oro e Gold Italy. Di fatto, faremmo gestire a terzi gran parte del fatturato di Arezzo Fiere e Congressi a fronte, ovviamente, di un corrispettivo che si aggira intorno al milione di euro. Il tema diventa il pacchetto di garanzie per mantenere ad Arezzo i due eventi suddetti e per non impoverirli, altrimenti alla scadenza del contratto ci troveremmo ulteriormente spiazzati. Nella trasferta vicentina di questo fine settimana, durante gli incontri che ho avuto, il comune sentire del settore è che questa operazione sia il modo per impedire ad Arezzo Fiere e Congressi di cadere in una crisi economico-finanziaria irreversibile. Tuttavia, continuo personalmente a ritenere che cedere un pezzo, il più pregiato, abbia poco senso. La mia proposta è di cedere l’intera gestione: gli eventi siano affidati a chi sa fare questo mestiere, che riguardino l’oro, la sanità ma anche manifestazioni di caratura media in grado di portare in città congressi, turisti e movimento. Su questa idea, che sostengo da tempo, non mi è stata data risposta. Un’alternativa poteva essere l’ingresso di Arezzo Fiere e Congressi nella costituitasi società, che coinvolge, oltre a Rimini, anche Vicenza, città come noto caratterizzata dallo sviluppo delle stesso settore produttivo che vede Arezzo in prima fila”.

Il consigliere Roberto Bardelli dal gruppo di Forza Italia al Gruppo Misto