Flai Cgil: “Modificare legge Fornero, no a pensioni da 121 euro in agricoltura”

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Roma, 3 ott. (Labitalia) – Andare in pensione a 70 anni con un assegno di poco più di 121 euro. E’ il destino a cui vanno incontro, con le norme previste dalla legge Fornero, i lavoratori agricoli che hanno iniziato a contribuire dal 1° gennaio 1996, come denuncia la Flai Cgil che oggi, con una conferenza stampa a Roma, ha lanciato la campagna di raccolta firme ‘Una firma per proteggere la tua pensione e i tuoi diritti’ nel settore dell’agricoltura e dell’agroalimentare. La campagna va a sostegno della piattaforma nazionale di Cgil, Cisl e Uil su pensioni e previdenza, “Riformare le pensioni, dare lavoro ai giovani”, con richieste specifiche della categoria Flai.
“Il sistema previdenziale italiano -ha spiegato a Labitalia Sara Palazzoli, segretaria nazionale Flai Cgil- penalizza in modo forte il lavoro precario, discontinuo, e i lavoratori del nostro settore sono caratterizzati proprio da questo di tipo di lavoro. E la campagna che lanciamo oggi è fatta di tre punti. Primo: chiediamo una modifica -ha aggiunto Palazzoli- della legge Fornero, che ha allungato fortemente l’età per andare in pensione e in particolare per chi ha contributi versati dal 1° gennaio 1996, dall’entrata in vigore del sistema contributivo”.
“E per i nostri lavoratori stagionali fortemente caratterizzati dalla precarietà e dalla discontinuità -ha ribadito la dirigente sindacali- uno dei criteri che la legge mette e cioè che l’assegno pensionistico deve essere 1,5 volte l’assegno sociale per i lavoratori agricoli è impossibile da raggiungere. Abbiamo fatto dei calcoli e un lavoratore agricolo che ha il primo contributo versato il 1° gennaio 1996, che ha un anno lavorativo pieno, andrà in pensione con 121 euro. Una pensione indecente -ha sottolineato- che toglie dignità alle persone”.
L’altro punto, ha continuato Palazzoli, “riguarda la modifica della legge 335/1995 e cioè del sistema del calcolo contributivo: anche qui chiediamo una modifica per tutti i lavoratori stagionali perché anche nel settore dell’industria alimentare, che è un lavoro fortemente stagionale, si sono ridotte le giornate di lavoro, si è ridotta la continuità di lavoro, i salari sono bassi e anche qui diventa assolutamente complicata, una chimera raggiungere quel 1,5 volte l’assegno sociale”.
E infine, ha concluso la dirigente sindacale, “chiediamo l’allargamento dell’accesso all’Ape sociale e cioè all’anticipo pensionistico, in particolare per i lavori gravosi: secondo noi, sono stati esclusi ingiustificatamente per la gravosità che noi riscontriamo tutti i lavoratori dell’agricoltura, i lavoratori della pesca e i lavoratori impegnati nella lavorazione e trasformazione delle carni, esposti a malattie professionali e a un alto livello di infortuni”.
“La campagna -ha spiegato il segretario nazionale della Flai, Ivano Gualerzi- comincerà già nelle prossime ore con punti per la raccolta firme davanti alle aziende del settore e nelle piazze. Quello che ci siamo posti è un obiettivo importante con la raccolta di 500mila firme entro fine novembre”.