Manageritalia, pmi vincono con finanziamenti alternativi e management

22

Milano, 10 nov. (Labitalia) – “Le pmi che vincono sui mercati mondiali vincenti hanno due ingredienti di base: fonti di finanziamento alternative e management. Dobbiamo dar loro maggiore impulso facendo leva su mercato dei capitali e gestione manageriale, soprattutto favorendo l’ingresso di manager esterni alla famiglia dell’imprenditore”. Così Mario Mantovani, vicepresidente Manageritalia, ha chiuso l’incontro di oggi in Borsa a Milano su Come far decollare le pmi.
I numeri parlano chiaro. Infatti, le prime 1.000 pmi europee ad alta crescita hanno duplicato il fatturato (+100%) negli ultimi tre anni e aumentato l’occupazione del 43% negli ultimi due. Tra queste al quarto posto per numerosità vengono, dopo Germania, Uk e Francia, 110 imprese italiane che hanno performato ancor meglio aumentando i ricavi del 219% e l’occupazione del 54% (1.000 companies to Inspire Europe, London Stock Exchange Group su dati Bureau van Dijk).
Nell’incontro Marco Gay, vicepresidente esecutivo Digital Magics, ha parlato di come innovare e Salvatore Rebecchini, presidente Simest (Cdp), di come crescere sui mercati esteri. Altri interventi e tavole rotonde si sono concentrati sulle opportunità della tecnologia e del mercato dei capitali.
“Per competere sui mercati globali -ha detto Mantovani- serve una nuova organizzazione del lavoro, più flessibile e capace di responsabilizzare e far collaborare le persone, motivandole e ingaggiandole. Servono anche bravi manager esterni, mentre noi, con una percentuale di aziende familiari nella media europea (80%), abbiamo solo il 33% di queste con manager esterni alla famiglia dell’imprenditore, contro una media del 75% dei partner”.
Un forte freno alla competitività perché, come ha detto a marzo scorso anche Gabriele Barbaresco, direttore area studi di Mediobanca, “dalle nostre analisi emerge che le aziende con board bilanciato tra famiglia e manager esterni hanno i migliori Roi, mentre i peggiori sono ai due estremi: board ‘tutto in famiglia’, o tutto in mano ai manager”.
Insomma, non ci sono dubbi dobbiamo puntare sulle pmi ad alta crescita, facendo di tutto perché nascano e crescano anche in termini di dimensione e capacità di stare nelle catene del valore mondiali. E per farlo ci vogliono capitali e managerialità e diffusa. Basti pensare che un aumento dell’1% nel numero di aziende ad alta crescita determina una crescita del 2% del pil. E qui il gap, europeo e ancor più italiano, è enorme. Infatti, il 77% degli Unicorni (aziende innovative che raggiungono la valutazione di almeno un miliardo di dollari) sono in Usa o Cina, solo il 10% in Europa. Il 60% delle aziende più grandi del mondo sono negli Usa, meno del 15% in Europa (erano il 30% dieci anni fa).