Migranti: Palermo, scontro tra accusa e difesa su identità presunto trafficante uomini

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Palermo, 25 ott. (AdnKronos) – E’ ancora scontro tra accusa e difesa al processo al presunto trafficante di uomini eritreo accusato di avere organizzato decine di sbarchi dall’Africa verso l’Italia. Alla sbarra, l’uomo che l’accusa ritiene chiamarsi Medhanie Yehdego Mered, mentre per la difesa si tratterebbe di un falegname trentenne dal nome Medhanie Tesfamariam Berhe. Uno scontro tra la Procura e il legale dell’uomo, Michele Calantropo, che dura da molti mesi, da quando il legale ha sostenuto che ci sia stato uno scambio di persona tra i due. E oggi, “a riprova di questo scambio”, il difensore dell’imputato ha portato in aula la prova del Dna comparato con una donna eritrea, Meaza Zerai Weldai, arrivata a Palermo nei giorni scorsi.
Secondo la prova Dna Meara Zerai Weldai, è al 99,9 per cento la madre dell’uomo arrestato in Sudan ed estradato nel maggio del 2016. La perizia è del genetista Gregorio Seidita, ricercatore al Dipartimento di Biopatologia e Biotecnologie mediche dell’Università di Palermo. Ma per l’accusa, la prova del Dna non proverebbe nessuno scambio di persona, ma solo un grado di parentela tra la donna eritrea e il ragazzo alla sbarra. Il processo è stato rinviato al prossimo 9 novembre per la deposizione del funzionario di polizia Carmine Mosca, che arrestò l’imputato in Sudan.