Salute: rientro con ‘mal di pancia’, nel post vacanze picco disturbi intestinali

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Roma, 28 ago. (AdnKronos Salute) – Al rientro dalle ferie d’agosto tantissimi italiani stanno facendo i conti, o li faranno nei prossimi giorni, con problemi di tipo gastroenterologico. Durante le vacanze, infatti, si verifica il picco di disturbi intestinali e, a causa di viaggi e sregolatezze, ed è in questo periodo in cui si registra il maggior numero di disturbi gastro-intestinali che si manifestano con la diarrea.
E’ uno degli argomenti affrontati dalla task-force di gastroenterologi e chirurghi addominali, anatomo-patologi, nutrizionisti e statistici che fanno parte dell’Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease, la società scientifica nata per favorire collaborazioni a livello nazionale attraverso studi multicentrici per fornire risposte a quesiti clinico-epidemiologici altrimenti difficilmente ottenibili. Assieme ai rappresentanti delle associazioni pazienti e ai decisori politici, gli specialisti Ig-Ibd hanno preso parte al Meeting Rimini di Salute, nel think thank dedicato alle malattie infiammatorie croniche intestinali.
“La diarrea del viaggiatore – osservano gli esperti – colpisce soprattutto chi è stato in viaggio, specialmente in aree subtropicali, e che magari non ha prestato adeguata attenzione a ciò che ha mangiato e bevuto. Sebbene la donna abbia una frequenza di colon irritabile superiore a quella dell’uomo – precisano – è una malattia che non guarda in faccia nessuno, né sesso, né genere né età”.
“Un’alimentazione disordinata e non adeguata per chi non è in vacanza è la causa principale di questo disturbo – spiega Fernando Rizzello, segretario nazionale dell’Ig-Ibd -. E’ quindi fondamentale avere un adeguato apporto di fibre e di acqua. Per chi è in viaggio, invece, la non adesione alle norme di pulizia degli alimenti e l’assunzione di acque non salubri sono la prima causa”. Una buona alimentazione, mediterranea, a base di pesce e di fibre invece – consigliano gli esperti – potrebbe allontanare il rischio di simili disturbi.
Esiste poi anche un altro comportamento molto rischioso: il cattivo uso, o l’abuso, di antibiotici. “Il problema della resistenza agli antibiotici è un problema mondiale, e va a braccetto anche con il cambiamento della microflora intestinale – spiega Rizzello -. La cura antibiotica è importante, ma va fatta bene, con i tempi e con i dosaggi giusti, altrimenti potrebbe diventare un’arma molto pericolosa”.
Non occorre preoccuparsi dopo un singolo episodio di diarrea – sottolineano gli esperti – ma è opportuno consultare il personale sanitario se il sintomo persiste. E’ consigliabile, innanzitutto, a causa dell’insorgenza di molteplici forme di diarree infettive, effettuare un esame culturale e parassitologico delle feci, in modo da capire se vi fosse qualcosa di diverso o patologico. In seguito, una volta compreso il problema, è sufficiente un qualsiasi antibiotico mirato o un antisettico intestinale e a seguire anche un ciclo di probiotici (fermenti lattici).
Se alla diarrea è anche legata la febbre – osservano gli esperti – allora potrebbe trattarsi di infezioni sistemiche, che vanno trattate con una terapie antibiotica adeguata. Bisogna comunque riuscire a bere molto, preferibilmente non in una sola soluzione, ma frazionando, lungo la giornata, circa 2,5/3 litri, con alimentazione leggera e adeguato riposo. Per chi soffre abitualmente di questi disturbi, gi esperti consigliano di partire con fermenti lattici, in modo da regolamentare la microflora intestinale al cambiamento provocato dal viaggio, dalla temperatura, dalle abitudini.
“E’ fondamentale riconoscere la genesi del disturbo – prosegue Fernando Rizzello – Se questi dovessero risultare negativi e la diarrea dovesse persistere, è doveroso fare un esame più complessivo, perché una diarrea cronica potrebbe essere causata da malattie infiammatorie croniche intestinali, con buona visita del paziente, esami di laboratorio, ecografia intestinale e altri accertamenti. Molto spesso un episodio gastroenteritico fa infatti da apripista a una malattia che non si è ancora manifestata. E’ importante quindi analizzare l’aggiunta di sintomi sistemici, quali presenza di sangue nelle feci, febbre, dolori articolari. E poi passare eventualmente all’esame endoscopico”.