Società Storica Aretina: Scritture e rappresentazioni teatrali in Arezzo nei secoli XVI e XVII

Martedì 7 novembre riprendono le conferenze del ciclo “Appunti per la storia della cultura nel territorio aretino”, organizzato dalla Società storica aretina con il patrocinio del Comune di Arezzo

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A parlare sarà Giovanni Bianchini sul tema “Scritture e rappresentazioni teatrali in Arezzo nei secoli XVI e XVII”, come di consueto all’Auditorium Ducci di via Cesalpino, alle ore 17,30. Curato da Luca Berti e dedicato alla memoria di Alberto Fatucchi, socio fondatore e socio onorario del sodalizio recentemente scomparso, il ciclo di conferenze si propone di delineare ed approfondire momenti, istituzioni e figure significative del territorio aretino, cercando di cogliere i nessi che legano il mondo della cultura alla realtà sociale, dalla quale è condizionato e con la quale interagisce.

Nei primi secoli dell’età moderna, gli scrittori di teatro sono eruditi-intellettuali, filosofi, medici, uomini di Chiesa nutriti dalla grande tradizione classica e dai Padri della Chiesa, insegnanti, nobili con importanti incarichi pubblici, accademici dalla penna facile, che devono rapportarsi con il periodo e il mondo politico, sociale, culturale e religioso nel quale vivono. Gli autori aretini si inseriscono nella tradizione della città che, prima della nascita del Salone delle Commedie (ufficialmente inaugurato nel 1612), si manifesta con il teatro all’aperto e nei palazzi nobiliari. E, se nei dibattitti accademici si opta per la tragedia o comunque per i drammi – secondo la concezione aristotelica della katharsis – la realtà aretina delle rappresentazioni è ben diversa. Emergono le figure di Giovanni Lappoli, Girolamo Turini, Scipione Francucci, Bernardino degli Azzi, Giuseppe Gherardi da Casole, Antonio Paccinelli, Pietro Guadagni. Si tratta di scrittori minori che connotano comunque un periodo di grande interesse per lo storico delle idee, che sono alla base della storia della cultura.

Già insegnante, direttore didattico e dirigente scolastico, Giovanni Bianchini ha indirizzato le sue ricerche – su fonti manoscritte, carteggi e corrispondenze in genere – verso lo studio della cultura toscana tra fine Cinquecento e Settecento, sospesa tra letteratura, scienza, circolazione delle idee ed erudizione. Con Vanna Gazzola Stacchini, ha fra l’altro all’attivo un testo-base come “Le Accademie dell’Aretino del XVII e XVIII secolo” (Olschki, 1978). Profondamente legato alla Valcerfone, Bianchini ha ideato “I Venerdì di Palazzo del Pero” (giunti all’ottava edizione), in collaborazione con la Società storica aretina, della quale è uno dei soci fondatori e degli animatori. È anche membro dell’Accademia Petrarca di Arezzo e dell’Accademia Etrusca di Cortona.

La conferenza successiva, “Il monastero di S. Maria in Gradi in Arezzo: antichità perdute e riscoperte tra Cinquecento e Settecento”, è in programma il 14 novembre e sarà tenuta da Sara Faralli. Come di consueto, gli incontri in programma all’Auditorium Ducci sono ad ingresso libero, con dibattito finale aperto a tutti. Il ciclo di conferenze si protrarrà fino all’inizio del mese di dicembre.