La condizione dell’infanzia nel mondo 2007

ROMA – Presentato oggi a Roma dal Presidente dell’UNICEF Italia Antonio Sclavi – in contemporanea con il lancio mondiale – il Rapporto annuale dell’UNICEF “La condizione dell’infanzia nel mondo 2007”, alla presenza del Ministro delle politiche per la famiglia Rosy Bindi e della Presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia Anna Maria Serafini.
“L’eliminazione della discriminazione di genere e il potenziamento del ruolo delle donne avrà un profondo e positivo impatto per la sopravvivenza e il benessere dei bambini”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Antonio Sclavi durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto annuale dell’UNICEF La condizione dell’infanzia nel mondo 2007, il cui lancio in tutto il mondo coincide con il 60° anniversario dalla fondazione dell’UNICEF.
La condizione dell’infanzia nel mondo 2007 dimostra che l’uguaglianza di genere ha il doppio vantaggio di produrre benefici sia per le donne che per i bambini, e ha una funzione cardine per la salute e lo sviluppo di famiglie, comunità e nazioni.
“L’uguaglianza di genere e il benessere dei bambini sono inestricabilmente legati”, ha affermato il Direttore generale dell’UNICEF Ann M. Veneman: “Quando si rafforza il ruolo delle donne, in modo che possano condurre una vita piena e produttiva, i bambini e le famiglie prosperano”.
Secondo il rapporto, l’influenza delle donne nelle decisioni più importanti migliora non solo la loro vita ma anche quella dei figli, con effetti positivi sul benessere dei bambini e sul loro sviluppo.
Nonostante i progressi nella condizione delle donne nel corso degli ultimi decenni, sulla vita di milioni di donne e bambine continuano a gravare discriminazione, mancanza di potere e povertà. Donne e bambine sono colpite dall’HIV/AIDS in modo sproporzionato rispetto agli uomini, e nella maggior parte dei posti di lavoro guadagnano meno degli uomini a parità di lavoro. Milioni di donne in tutto il mondo sono soggette a violenze fisiche e sessuali, con limitata possibilità di ricorso alla giustizia. A causa della discriminazione di genere, le bambine hanno minori probabilità di andare a scuola; nei paesi in via di sviluppo, quasi una bambina su 5 iscritta alla scuola primaria non completa gli studi. Il livello di istruzione femminile, rileva il rapporto, risulta correlato a migliori prospettive di sopravvivenza e sviluppo per i bambini.
“Se abbiamo a cuore la salute e il benessere dei bambini, oggi e per il futuro, dobbiamo agire subito, per garantire che donne e bambine abbiano eguali opportunità d’istruzione, di partecipazione al governo, di autosufficienza economica e di protezione da violenza e discriminazione”, ha dichiarato Ann M. Veneman.

Una Road Map per l’uguaglianza di genere
La condizione dell’infanzia nel mondo 2007 indica 7 interventi fondamentali per raggiungere la parità di genere:
– Istruzione: gli interventi chiave includono abolire le tasse scolastiche e incoraggiare genitori e comunità locali a investire nell’istruzione delle bambine.
– Finanziamenti: finora è stata ben poco riconosciuta la necessità di risorse specifiche per conseguire l’obiettivo della parità di genere e del potenziamento del ruolo delle donne. Gli investimenti per l’eliminazione della discriminazione di genere devono essere integrati nei bilanci e nei piani governativi.
– Legislazioni: le legislazioni nazionali in materia di diritto di proprietà e di successione dovrebbero garantire eque opportunità per le donne, oltre a misure atte a prevenire e contrastare la violenza domestica e le violenze di genere perpetrate durante i conflitti armati.
– Quote di rappresentanza: le quote sono un sistema di provata efficacia per assicurare la partecipazione delle donne alla politica. Dei 20 paesi con il maggior numero di donne in parlamento 17 adottano qualche sistema di quote.
– Donne che sostengono altre donne: i movimenti femminili di base hanno dato una grande risonanza all’uguaglianza e al potenziamento del ruolo delle donne e dovrebbero essere coinvolti fin dalle fasi preliminari dell’elaborazione politica, in modo che i programmi siano strutturati tenendo conto delle esigenze di donne e bambini.
– Coinvolgere uomini e ragazzi: educare gli uomini e i bambini, così come le donne e le bambine, sui benefici dell’uguaglianza di genere e della condivisione delle decisioni, può contribuire ad alimentare rapporti improntati a una maggiore cooperazione.
– Ricerche e dati di maggiore qualità: dati più precisi e analisi accurate sono fondamentali, specialmente in aree come la mortalità materna, la violenza contro le donne, l’istruzione, il lavoro, il salario, il lavoro non pagato e l’impiego del tempo, la partecipazione in politica.

Escluse dalle decisioni familiari
Il rapporto rileva che le donne non sempre hanno pari voce nelle decisioni familiari fondamentali, che possono avere conseguenze negative per i bambini. In appena 10 paesi in via di sviluppo, su 30 analizzati, il 50% o più delle donne partecipa alle decisioni familiari, incluse quelle riguardanti le principali spese per la famiglia, la propria salute e la possibilità di visitare amici o parenti fuori casa.

La possibilità per le donne di avere il controllo della loro stessa vita e di prendere le decisioni che riguardano la famiglia sono strettamente legate alla nutrizione, salute e istruzione del bambino. Nelle famiglie dove sono le donne ad assumere le decisioni fondamentali, la quota di risorse destinate ai bambini è di gran lunga maggiore rispetto a quelle in cui le donne hanno un ruolo meno incisivo.

Uno studio condotto dall’International Food Policy Research Institute ha concluso che, se donne e uomini avessero un eguale influsso sulle decisioni familiari, in Asia meridionale l’incidenza dei bambini sottopeso con meno di 3 anni scenderebbe di oltre 13 punti percentuali, con 13,4 milioni di bambini malnutriti in meno nella regione; in Africa sub-sahariana 1,7 milioni di bambini in più risulterebbero adeguatamente nutriti.

La disparità di genere nel reddito
Come il reddito gestito dalle donne può produrre benefici per i bambini, così le disparità di genere nel reddito possono diminuire o limitare le risorse a disposizione per i diritti fondamentali dei bambini, quali l’assistenza sanitaria, un’alimentazione e un’istruzione adeguata.

Secondo il rapporto, le stime basate sulle differenze salariali e sulla partecipazione alla forza lavoro suggeriscono che il reddito delle donne sia, nei paesi esaminati in Medio oriente e Nord Africa, circa il 30% di quello degli uomini; il 40% in America latina e Asia meridionale; il 50% nell’Africa sub-sahariana e circa il 60% in Europa centro-orientale, nella Comunità degli Stati Indipendenti, in Asia orientale e nei Paesi industrializzati.

La sfera politica
Un maggiore coinvolgimento delle donne in politica può avere anche un impatto positivo sulla condizione dei bambini. Prove crescenti suggeriscono che – sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo – le donne parlamentari siano particolarmente efficaci nella tutela dell’infanzia. Ma, a luglio 2006, le donne parlamentari erano meno del 17% dei parlamentari del mondo.

Commentando il rapporto, Anders B. Johnsson, Segretario generale dell’Unione interparlamentare, ha dichiarato: “Vi sono legami evidenti tra la rappresentanza politica delle donne e il benessere dei bambini. La Condizione dell’infanzia nel mondo, che costituisce un punto di riferimento globale per tutte le tematiche riguardanti l’infanzia e una risorsa vitale per noi tutti, dimostra questo dato fondamentale in più di una circostanza”.

Una chiave per una società più forte
I benefici della parità di genere vanno oltre gli effetti diretti sull’infanzia. La Condizione dell’infanzia nel mondo dimostra come, promuovendo l’uguaglianza di genere e il ruolo delle donne – il terzo degli Obiettivi di sviluppo del millennio – si imprima un effetto propulsivo a tutti gli altri obiettivi: dalla riduzione della povertà e della fame alla salvaguardia della vita dei bambini; dal progresso della salute materna alla garanzia dell’istruzione universale; dalla lotta all’HIV/AIDS a quella alla malaria e alle altre malattie, fino a garantire, al contempo, la sostenibilità ambientale.