Per cinema 9 e ½, la commedia Frances Ha del regista Noah Baumbach, sogni e ostacoli di una donna oggi

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Dal cinema al teatro, doppio appuntamento all’Auditorium Le Fornaci di Terranuova Bracciolini sui desideri e le fragilità dell’universo femminile. Giovedi 11 dicembre in programma Frances Ha, l’ultimo lavoro del regista icona del cinema indipendente Noah Baumbach, già noto come co-autore del texano Wes Anderson. Il film, una commedia che ritrae con ironia e leggerezza i sogni e gli ostacoli per realizzarli di una giovane donna di oggi, Frances, interpretata dall’attrice Greta Gerwig, sarà proiettato alle ore 21.30, per Cinema 9 e ½, la rassegna organizzata dall’associazione Macma (via Vittorio Veneto, ingresso 4-5 euro). Frances Ha cerca di spiegare cosa significhi avere quasi trent’anni e cercare di realizzare dei desideri che si rivelano sempre più irraggiungibili. Ambientato a New York, e girato in bianco e nero (cosa che lo ha fatto paragonare dalla stampa americana ad una moderna versione di Manhattan di Woody Allen), il film è costellato di omaggi alla Nouvelle Vague francese, conquistando, tra i tanti, anche il regista Quentin Tarantino, che lo ha selezionato tra le sue dieci pellicole preferite del 2013.

Venerdi 12 dicembre si inaugura invece la sezione teatro dell’auditorium, a cura di Kanterstrasse. Il primo appuntamento è con Madame Bovary nell’adattamento della compagnia Strutture Primarie, per la regia di Luciano Colavero, con Chiara Favero in scena. Lo spettacolo indagherà, attraverso il personaggio di Flaubert, le tante sfaccettature delle donne, amanti, sognatrici, madri insoddisfatte, a volte in fuga dalla realtà. La compagnia Strutture Primarie è stata ospite delle Fornaci per una residenza artistica ad inizio del 2014, per mettere in scena proprio questo spettacolo, che sarà presentato ora nella sua versione finale. Lo spettacolo ha già vinto il premio Stazioni d’Emergenza — Atto VI di GalleriaToledo di Napoli.

Dice il regista, Luciano Colavero: ‘Quando immagino Madame Bovary vedo una donna che ha fame, vedo una donna drogata di desiderio. La sua droga non sono gli oggetti, la sua droga è l’immagine, la visione, il sogno di ciò che non possiede. Lei vede qualcosa che non ha, lo desidera e corre. Se può permettersi di comprarlo lo compra. Se non se lo può permettere s’indebita e lo compra lo stesso. Se non può comprarlo neanche indebitandosi fino al collo si ammala di desiderio e d’invidia. Il desiderio l’avvelena, ma nello stesso tempo la rende viva. Lei vuole l’impossibile e questo la rende viva, perché i desideri realizzati sono desideri morti. Ho cercato di costruire uno spettacolo nudo e diretto, che parlasse di desideri compulsivi e del loro fallimento. Ho scelto il momento che va dall’avvelenamento di Emma fino alla sua morte, il momento in cui i debiti fatti per costruirsi una vita vanno pagati. Tutta la scena è una pedana lunga e stretta, quasi un molo, un corridoio senza porte o vie d’uscita, dove Madame Bovary può solo aspettare qualcosa che forse non arriva. Alle spalle del pubblico c’è un obiettivo che lei non può raggiungere, e in mezzo un marito, degli amanti, una vita che si deve spostare, togliere di mezzo per farle raggiungere ciò che desidera: morire e, insieme, vivere, a Parigi’.