La previdenza integrativa seconda gamba del sistema previdenziale

Il costo della previdenza negli ultimi anni è stata la voce più alta nel bilancio complessivo dello Stato presentato ogni anno dal Ministero del Tesoro. Nel totale delle spese complessive che nell’anno 2019 sono state nell’ordine di circa 900 miliardi di €, la spesa per la previdenza in Italia è stata di circa 275 miliardi di €.

Nel 2020 si prevede un incremento di 7 miliardi di € e quindi si arriverà a spendere oltre 282 miliardi di €. Inoltre secondo le proiezioni dei tecnici del Ministero del Tesoro nei prossimi tre anni si rischia di superare quota di 300 miliardi di € l’anno.

In pratica secondo la nota di aggiornamento al Def (NADEF) approvata recentemente dal Consiglio dei Ministri la spesa pensionistica nell’arco dei prossimi tre anni è quella che crescerà in maniera più cospicua. Più di stipendi pubblici, più di investimenti pubblici, più di sanità.

Dal momento che in tutta Europa l’aspettativa di vita è in costante aumento e che l’Italia nell’anno 2020 è al secondo posto in questa speciale classifica dietro alla Spagna con 82,8 anni di aspettativa di vita è del tutto evidente che la spesa previdenziale aumenti sempre di più mettendo in seria difficoltà le casse dello Stato.

Nell’anno 2019 in Italia sono nati circa 420.000 bambini. Nell’anno 2020 si prevede la nascita di 408.000 bambini e nell’anno 2021 a causa anche del Covid-19 si rischia che il di numero di nuovi nati non superi la cifra di 400.000 unità.

Motivo per il quale poiché gli occupati sono sempre meno e i pensionati sempre di più è facile immaginare che il sistema previdenziale rischia di andare in tilt.

Per sopperire a questo problema a decorrere dall’anno 2012 dall’istituzione cioè della Legge Fornero sulle pensioni viene applicato per tutti il cosiddetto calcolo contributivo. Tanto il lavoratore verserà di contributi tanto avrà al termine della propria attività lavorativa. Ma il problema per i futuri pensionati è proprio questo.

Se fino alla all’anno 1995 una persona percepiva di pensione circa l’85% di quanto era il suo stipendio, in questi anni percepisce circa il 70% e secondo le proiezioni degli analisti finanziari e dei dati delle società del settore previdenziale, negli anni intorno all’anno 2050 gli assegni pensionistici supereranno a stento il 50% del proprio stipendio.

Ora, appare evidente che se il sistema pubblico (la cosiddetta prima gamba) garantirà assegni pari a circa il 50% del proprio stipendio l’unico modo per garantire ai pensionati una serena e dignitosa vita sarà quella di integrare quel 20/25% mancante.

L’unico modo all’attualità esistente è quello di ricorrere alla “seconda gamba” del sistema previdenziale. Quella della previdenza integrativa.

Nella bozza alla Legge di Stabilità 2021 che dovrà essere approvata dal Parlamento entro il 31 dicembre 2020 vi è una norma che riguarderà proprio la previdenza integrativa. Ci sarà cioè la possibilità per favorire lo sviluppo della previdenza integrativa, che negli altri Paesi Europei è molto in uso ma che qui da noi in Italia stenta a decollare, di aderire per un altro semestre utilizzando lo strumento del silenzio-assenso.

Quindi chi vorrà potrà aderire. Chi non vorrà potrà farlo per iscritto. Chi non farà nulla automaticamente aderirà a questo istituto. E’ una possibilità molto interessante per le persone che avranno la possibilità di incrementare l’importo del proprio assegno quando andranno in pensione.

Il sistema funziona in questo modo. Il dipendente aderisce al fondo pensione dell’azienda trasferendo il proprio TFR. Queste somme vengono investite in maniera prudenziale e alla fine della carriera lavorativa vengono riassegnate al dipendente sotto forma di assegno mensile.

Questi sono i cosiddetti “fondi chiusi”. Esistono poi i “fondi aperti” che sono sottoscrivibili da chiunque, senza alcuna limitazione derivante dalla propria occupazione. Terza possibilità i PIP Piani Individuali Pensionistici che è una forma di previdenza integrativa privata gestita da compagnie assicurative.

Delle tre possibilità quella più conveniente è senza dubbio la prima quella dei “fondi chiusi” in quanto come sopra indicato il dipendente non fa sostanzialmente dei versamenti ma destina il proprio TFR che negli anni sarà rivalutato.

Altro aspetto importante è che tutti gli importi versati hanno una deducibilità fiscale fino a 5.164,57 € annui. In pratica se si ha un ‘aliquota IRPEF del 27% si avrà nel modello 730 un rimborso annuo di 1394 € e se invece si ha un’aliquota IRPEF del 38% il rimborso annuo sarà di 1.962 €.

Da ultimo bisogna considerare i rendimenti. Ebbene confrontando I rendimenti degli ultimi dieci anni si noterà che il rendimento relativo alla previdenza integrativa si è rivelato essere molto più alto rispetto al rendimento offerto dal TFR.

 

 

di Mauro Marino

nato a Peschiera del Garda

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