Chiusura delle scuole, le Acli denunciano l’assenza di condivisione

L’associazione evidenzia lo scarso clima di collaborazione per arrivare alla migliore decisione. Le Acli esprimono preoccupazioni nei confronti delle difficoltà vissute da famiglie e giovani

AREZZO – La chiusura delle scuole è stata decisa in assenza di condivisione e collaborazione istituzionale. Le Acli di Arezzo non entrano nei meriti del provvedimento ma denunciano le modalità con cui la giunta ha scelto di interrompere le lezioni in presenza di elementari, medie e superiori, attraverso un atto di cui non era stato informato nemmeno l’Ufficio Scolastico.

L’associazione evidenzia la mancanza di concertazione tra il Comune e le altre istituzioni locali deputate all’istruzione, con una decisione che testimonia la difficoltà di attivare sinergie nell’ottica del bene collettivo e che ha creato forti difficoltà per centinaia di famiglie. «Le scuole della città capoluogo – spiega Stefano Mannelli, dirigente aclista con delega a sviluppo sostenibile, lavoro e attività produttive, – ospitano anche molti studenti provenienti da altri Comuni della provincia. Questa scelta, dunque, non riguarda solo i cittadini del Comune di Arezzo su cui la giunta ha competenza ma riguarda un territorio molto più vasto, dunque la comunicazione e la condivisione sarebbero state ancora più importanti. Il decreto nazionale, tra l’altro, prevede la continuazione dei laboratori in presenza di cui l’ordinanza del sindaco non fa cenno, a dimostrazione dell’improvvisazione del provvedimento e della mancanza di confronto con gli addetti ai lavori del mondo della scuola».

Un motivo di preoccupazione per le Acli è rappresentato anche dalle difficoltà causate alle famiglie per la repentina riorganizzazione delle attività quotidiane e, soprattutto, agli alunni che sono nuovamente sottoposti a disagi di natura didattica, relazionale e sociale. In quest’ottica, l’associazione sta conducendo un progetto di studio per approfondire il disagio e lo smarrimento dei ragazzi in età scolare che sono stati acuiti dall’attuale situazione di emergenza sanitaria con una pericolosa deriva verso l’emergere di vecchie e nuove dipendenze, constatando l’assenza di politiche volte a garantire vicinanza, attenzione e prospettive ai giovani.

«Sollecitiamo l’amministrazione ad un atteggiamento più aperto al confronto – continua Mannelli, – per costruire coralmente percorsi che rimettano al centro le politiche di comunità. I provvedimenti della giunta, invece, evidenziano atteggiamenti e posizioni senza alcun confronto con le parti interessate. L’ultimo, difficile, anno di emergenza sanitaria ha causato limitazioni sociali ed economiche che rendono ancor più urgenti e necessarie la collaborazione e la condivisione delle scelte: oggi più che mai, occorre gioco di squadra tra le istituzioni e la società civile, servono processi partecipativi e azioni di ascolto, sono necessari la progettazione della città e della provincia del futuro».