A proposito di intubazione per Covid-19 e Propofol

di Stefano Pezzola

Oggi decido di affrontare un tema molto delicato nei confronti del quale mi approccerò con discrezione e circostanziando come sempre con numeri e dati.

Debbo innanzitutto partire da una notizia risalente al luglio 2021.

La Procura chiese in quella data il rinvio a giudizio per l’ex primario reggente del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Montichiari, arrestato a gennaio 2021 con l’accusa di avere soppresso due pazienti Covid.

Il 48enne professionista cremonese – sospeso dall’Ordine dei medici di Brescia – era ed è imputato di duplice omicidio pluriaggravato e di falsificazione delle cartelle cliniche.

Per tre volte – dal gip, dal Riesame, e dalla Cassazione – si è visto rigettare l’istanza di annullamento della misura cautelare.

Stando all’inchiesta –  di cui è titolare il PM Federica Ceschi – il clinico nel pieno della prima ondata pandemica avrebbe eseguito iniezioni letali a C.B. di 61 anni e A.P. di 79 anni, deceduti repentinamente il 20 e il 22 marzo 2020 dopo un trattamento di succinilcolina e Propofol, farmaci mortali se non somministrati in concomitanza con l’intubazione.

Invito l’attento lettore a tenere bene presente questo farmaco: Propofol.

Si tratta di un farmaco usato nel campo dell’anestesia.

È un agente ipnotico, a breve durata d’azione, che viene somministrato per via endovenosa.

Il farmaco viene spesso utilizzato dagli anestesisti come principale agente di induzione dell’anestesia.

Partiamo adesso da un dato di fatto.

L’intubazione negli ultimi due anni è diventata una procedura medica ordinaria, anche nel linguaggio comune capita di sentire qualcuno dire che un amico o un conoscente è stato intubato.

Ma l’intubazione fino al 2019 era riservata ai malati terminali, a quelli in coma, a coloro che non avevano più la possibilità di percepire apparentemente dolore e ai quali risultava facile inserire un tubo nella trachea.

In tempi di pandemia bastava invece avere difficoltà respiratorie, saturazione più bassa ed automaticamente partiva l’intubazione, senza porsi domande, senza effettuare ulteriori valutazioni cliniche.

Dopo i primi interminabili mesi nei quali era assolutamente vietato effettuare autopsie sui deceduti per o con Covid-19, iniziando ad eseguire le indagine sui cadaveri mediante operazioni che consentivano l’ispezione dei tessuti e degli organi interni, si è scoperto che gran parte dei pazienti erano morti per tromboembolie polmonari.

E questo significava che all’interno delle Terapie Intensive si stava probabilmente “sparando” ossigeno ad alta intensità in vene bloccate da trombi, era un po’ come immettere acqua ad alta pressione in tubo intasato.

Risultato? Il tubo scoppia ovvero le vene dei pazienti scoppiavano.

Ma c’era un altro motivo per il quale molti pazienti morivano anche prima di essere intubati.

E la spiegazione è proprio nell’arresto del medico di Montechiari, il classico capro espiatorio di un sistema al collasso.

Il dottore uccideva i pazienti inoculando il farmaco Propofol – questa la tesi dell’accusa – per mandare i pazienti in come farmacologico per poterle intubare.

Peccato che il Presidente dei Primari Ospedalieri Italiani abbia affermato in un’intervista che il Propofol è stato utilizzato in tutti gli Presidi Ospedalieri del nostro Paese.

Ecco le sue parole: “a Brescia sono stati utilizzati dei farmaci che vengono utilizzati per una pre intubazione. Nei reparti di medicina e di pronto soccorso ciò avveniva, ovvero venivano utilizzarti farmaci come il propofol che è un farmaco che viene utilizzato per l’induzione alla anestesia”.

Facendo ricorso – come spesso mi accade – al sillogismo aristotelico, provo a mettere insieme i pezzi del puzzle e mi accordo che me ne manca uno.

Ma il Propofol è stato utilizzato all’interno dell’Ospedale di Arezzo?

Quesito che ci piacerebbe porre alla Direzione Sanitaria dell’Azienda Sanitaria Toscana Sud Est.

La Procura di Brescia ha aperto un procedimento nei confronti di un medico accusato di utilizzare un farmaco utilizzato presso tutti gli Ospedali italiani.

Il Presidente dei Primari Ospedalieri Italiani a domanda precisa altresì risponde “utilizzare Propofol era la prassi, un paziente per essere intubato doveva ricevere una dose di questo farmaco”.

Onde per cui mi piacerebbe conoscere se anche i pazienti aretini abbiamo ricevuto il Propofol durante la pandemia al fine di essere intubati poiché questa era “la prassi”.