A proposito di Test Antigenici Rapidi

di Stefano Pezzola

Oggi decido di analizzare un interessante articolo pubblicato sul The New England Journal of Medicine.

Al seguente link è possibile scaricare l’articolo completo dal titolo “Test diagnostici rapidi per SARS-CoV-2”:

https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMcp2117115

Proviamo a sintetizzare che cosa ci dice l’articolo.

La figura sotto mostra le varie tempistiche secondo le quali sono diagnosticabili l’antigene virale, l’RNA virale e le risposte anticorpali (IgM di tipo rapido post-infezione ed IgG che permangono a lungo termine).

Da queste semplicissime tabelle appare molto chiaro come la capacità di riscontrare una infezione virale mediante i test rapidi antigenici – i quali diagnosticano esclusivamente la presenza di proteine virali – sia ristretta ad un arco temporale limitato e pertanto molte diagnosi siano non corrette.

Test che ormai vengono effettuati di routine a partire dal 27 dicembre 2021 nel nostro Paese per decidere l’inizio e la fine dell’isolamento di un paziente risultato positivo al SARS COV-2-

Al contrario, i tamponi molecolari (RT-PCR test) servono a diagnosticare l’infezione anche a distanza di oltre tre settimane dalla infezione stessa poiché raccolgono materiale genetico che poi viene analizzato in laboratorio e questo permette una enorme accuratezza nel diagnosticare i soggetti che hanno contratto l’infezione.

La diagnosi di certezza dovrebbe tuttavia essere effettuata attraverso le determinazioni delle risposte anticorpali, che possono persistere per mesi, probabilmente anni, garantendo anche una immunità permanente (ed in ogni caso molto superiore a quella conferita dai vaccini) nella stragrande maggioranza dei casi, come ben riportato in numerosi articoli in letteratura.

Nell’articolo viene ribadito che i test antigenici possono determinare sia falsi negativi che falsi positivi, inficiando ancora una volta le politiche sanitarie del nostro governo basate su test e numeri artefatti e manipolabili.

Onde per cui possiamo con facilità concludere che le tantissime persone che non hanno avuto la possibilità di diagnosticare la propria positività nei 5/6 giorni di validità dei test antigenici, hanno perduto la possibilità di dimostrare di essere stati infettati dalla variante omicron.

Proprio questi soggetti non possono in alcun modo utilizzare i titoli anticorpali per far riconoscere una pregressa diagnosi di malattia da parte del medico di base (le circolari ministeriali vietano espressamente di utilizzare le determinazioni anticorpali per ottenere sacrosante esenzioni vaccinali).

In questo modo, appare abbastanza evidente anche per i più reticenti che una eventuale positività al virus non rilevata mette a rischio di gravi reazioni avverse i soggetti che si vaccinano a breve distanza dall’infezione.

Proprio le vaccinazioni tour court e l’impossibilità di utilizzare le precedenti risposte anticorpali, costituiscono la conferma che le decisioni per una indiscriminata vaccinazione di massa nulla hanno a che vedere con motivazioni di carattere scientifico e di tutela della salute pubblica.

Infine i tanti falsi positivi non hanno avuto alcuna prova di appello e pertanto molte quarantene sono risultate veri e propri sequestri di persona immotivati.

Forse è giunto per tutti ma proprio tutti il momento di meditare e riflettere sulla appropriatezza delle decisioni prese dal governo ormai in pieno contrasto con quanto raccomandato dalle linee guida internazionali e da studi scientifici.

Spengere i QR dei Green Pass ed accendere il QI riscoprendo il senso critico e la capacità di valutare le questioni nella loro interezza.