Settembre 2021 – Maggio 2022: a proposito della campagna “Vacciniamoci” della Cgil

di Stefano Pezzola

Dimenticanza è sciagura, mentre memoria è riscatto“.

10 settembre 2021.
In quella data la Cgil promuove una campagna a favore della vaccinazione contro il Covid-19 che vede lo svolgimento di numerosissime assemblee nei luoghi di lavoro sul valore e sull’utilità dei vaccini e dei Protocollo Covid-19.
Per la Cgil – come si legge nel materiale predisposto per la campagna nel settembre 2021 – il vaccino è uno strumento che salva se stessi e gli altri; una responsabilità sociale e collettiva e un diritto che deve essere garantito ai cittadini e alle cittadine di tutto il mondo.
Per queste ragioni, per sconfiggere la pandemia è necessaria secondo la Cgil una legge sull’obbligo vaccinale; la piena applicazione dei protocolli Covid-19 nei luoghi di lavoro e  il potenziamento delle misure di tracciamento, gratuità dei tamponi se obbligatori, contenimento e sorveglianza sanitaria.
Vogliamo contribuire alla massima diffusione delle vaccinazioni tra le lavoratrici e i lavoratori. La nostra posizione è chiara: siamo a favore dell’obbligo vaccinale per tutte e per tutti, ma siamo convinti che ancora molto si possa fare per convincere con gli argomenti giusti chi ancora nutre dubbi sulla sicurezza e sulla opportunità dell’immunizzazione. I dati sulla protezione che il vaccino garantisce sia dal contagio, che dai ricoveri e dai decessi sono inequivocabili“.

Nello Statuto della Confederazione Generale Italiana del Lavoro c’è scritto che “la Cgil basa i propri programmi sui principi della Costituzione della Repubblica“.
Sono passati circa 8 mesi dalla Campagna Vacciniamoci e poiché credo che “quelli che non cambiano mai la propria opinione, amano se stessi più della verità” mi piacerebbe conoscere il punto di vista della Confederazione Generale Italiana del Lavoro oggi, alla luce dei tantissimi studi clinici e biostatistici pubblicati su riviste scientifiche e dei dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità.

E mi piacerebbe ricordare alla Cgil che l’articolo 32 della Costituzione tutela l’interesse alla salute della collettività.
Perché è vero, viviamo in un gruppo sociale.
Siamo dunque responsabili nei confronti della nostra società, oltre che verso noi stessi.

La Carta costituzionale autorizza l’adozione di trattamenti sanitari obbligatori, ma a tre condizioni.
– In primo luogo, serve una legge, non basta un decreto né tantomeno un dpcm.
– In secondo luogo, la misura dev’essere proporzionata rispetto alle circostanze, al quadro dei contagi.
E questa condizione chiama in causa il ruolo della scienza, la cui voce va ascoltata, benché in uno Stato democratico va ricordato che non spetta alla scienza l’ultima parola.
– In terzo luogo, l’obbligo è legittimo se appare ragionevole, non discriminatorio.

In altre parole se la legge obbligasse tutti gli iscritti alla Cgil a vaccinarsi, difficilmente supererebbe il vaglio di costituzionalità della Consulta, anche se lassù nessun giudice è probabilmente iscritto alla Cgil.

Mi piacerebbe conoscere l’opinione della Cgil anche sul Super Green Pass, reso obbligatorio fino a pochi giorni fa per accedere ai mezzi di trasporto, agli eventi sportivi o culturali, alle piscine e a varie altre attività, financhè per accedere al proprio posto di lavoro.

Insomma, una tenaglia, stretta lentamente per soffocare gli italiani ed per abituarli a restrizioni sempre più pressanti.
L’Italia si cura con il lavoro” era lo slogan della Cgil nel 2021.
Ed oggi?
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