Uno studio italiano analizza gli atteggiamenti esitanti rispetto alla vaccinazione Covid-19

di Stefano Pezzola

I social media hanno avuto un ruolo determinante nel diffondere disinformazione e notizie complottistiche che hanno indebolito le campagne vaccinali anti-Covid e quindi in qualche modo favorito nei fatti la pandemia. Le opinioni contro la vaccinazione sono prevalenti sui social media rispetto alle opinioni a favore dei vaccini“.

Queste le conclusioni di uno studio su relazione tra social media e vaccini, condotto dalla professoressa Fidelia Cascini, ricercatrice del Dipartimento di scienze della vita e sanità pubblica, Sezione di igiene dell’Università Cattolica, campus di Roma, in collaborazione con New York Medical College e Università di Belgrado.
E’ emerso che molti degli articoli esaminati svelano la predominanza sui social, Twitter in particolare, di atteggiamenti prevalentemente esitanti rispetto alla vaccinazione, citando come motivazioni preoccupazioni sulla sicurezza e l’efficacia del vaccino, e sul rapido ritmo della loro approvazione da parte delle agenzie regolatorie dei vari Stati, le implicazioni a lungo termine per la salute. In particolare, sui social dilagano sentimenti negativi di sfiducia nell’efficacia dei vaccini contro le nuove varianti, la sfiducia nella produzione e nel trasporto dei vaccini, e la controversia sugli ingredienti dei vaccini (tossine, mercurio)“.

Secondo l’analisi dei ricercatori dell’Università Cattolica, i social sono il serbatoio di disinformazione, complottismi e fake news sui vaccini.
Gentilissima professoressa Cascini cerco di fornirLe sinteticamente alcuni elementi di riflessione che La inviterei ad inserire nel corpo del suo studio così da addivenire a conclusioni piu’ aderenti alla realtà.

– Non esistono dati a disposizione della pubblica opinione che permettano di verificare che l’EMA (European Medicines Agency) e l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) abbiano condotto un esame critico e rigoroso delle questione metodologiche riguardo i vaccini COVID-19;
– Sono necessari studi di ricerca di alta validità e l’accesso ai dati esistenti delle sperimentazioni sui vaccini affinché le persone possano prendere decisioni pienamente informate sull’assunzione o meno di questi prodotti. La coercizione di persone, obbligandole a sottoporsi al vaccino contro la Covid, sia attraverso la minaccia di sanzioni legali o, nel caso di mandati per gruppi professionali, privando le persone dei loro mezzi di sostentamento e delle loro carriere, non è giustificato a causa della prevalente incertezza sui benefici complessivi dei vaccini, del rapporto rischio-beneficio sfavorevole per molti gruppi e, non ultimo, della mancanza di dati sui danni a lungo termine.
– L’informazione disponibile per la pubblica opinione non dimostra che ne la FDA, nella MHRA, nell’EMA, nell’AIFA abbiano condotto una valutazione rigorosa e critica dell’evidenza di efficacia e sicurezza dei vaccini COVID-19 con esplicito riferimento ai criteri di Validità Esterna, Validità Interna e Affidabilità degli studi clinici relativi tali vaccini.
– Per quanto riguarda l’infezione da SARS-CoV-2, nessuno degli studi sul vaccino è stato disegnato per determinare se vaccini riducono il rischio di infezione, ma piuttosto per determinare se i partecipanti erano risultati positivi dopo aver sviluppato i sintomi di COVID-19. Pfizer ha affermato che “un esito sierologico che possa rilevare un episodio di infezione indipendentemente dalla presenza o meno di sintomi (SARS-CoV-2 N-binding antibody) sarà riportato in seguito“, e Moderna ha riferito che “i dati non erano sufficienti per valutare l’infezione asintomatica“.
– Le conclusioni di un’elevata efficacia contro i sintomi gravi della malattia sono discutibili, dipendono dalla definizione di “sintomi gravi” e dalla disinvoltura di ciascuno nel trarre conclusioni fondate su un piccolo numero di eventi, in studi senza sufficiente potenza statistica per investigare degli esiti/endpoint relativamente rari come l’ospedalizzazione per COVID-19.

Nel suo studio Lei rileva “atteggiamenti prevalentemente esitanti rispetto alla vaccinazione, citando come motivazioni preoccupazioni sulla sicurezza e l’efficacia del vaccino, e sul rapido ritmo della loro approvazione da parte delle agenzie regolatorie dei vari Stati, le implicazioni a lungo termine per la salute”.
A suo parere occorre “dirigere le misure di intervento per ridurre al minimo la disinformazione e utilizzare i social media come strumenti per comprendere i comportamenti e le percezioni della popolazione rispetto a temi sanitari importanti e cogenti è dunque diventato un obiettivo fondamentale e irrinunciabile della sanità pubblica”.

Che ne dice se invece iniziamo ad esigere una informazione completa, esaustiva, corretta e statisticamente congrua rispetto a questa campagna vaccinale di massa?
In altre parole non ritiene sia arrivato il momento di smettere di considerare controinformazione tutte le notizie che non confermano la narrazione dominante?