Milano, 29 ago. (Adnkronos Salute) – Il jet-lag? Tutta colpa di un gene che frena la capacità di regolare in tempo reale il nostro orologio biologico per adattarlo rapidamente a eventuali cambiamenti nel ciclo luce-buio. Bloccarne l'attività, spiega un team di scienziati che lo ha sperimentato nei topi, accelera lo smaltimento dei disagi da jet-lag. Con buona pace dei globetrotter. La scoperta è di un gruppo di ricercatori dell'University of Oxford che firmano uno studio pubblicato oggi online su 'Cell'. Il team guidato da Stuart Peirson e Russell Foster ha usato i topi per esaminare nel nucleo soprachiasmatico – area del cervello che controlla l'orologio circadiano interno – i modelli di espressione genica in presenza di un impulso di luce durante le ore di oscurità. Gli esperti hanno identificato circa 100 geni che sono stati attivati in risposta alla luce, rivelando una sequenza di eventi che scattano per risincronizzare l'orologio circadiano. Tra questi è stata identificata una molecola, Sik1, che agisce da freno per limitare gli effetti della luce sull'orologio biologico. Gli scienziati ne hanno bloccato l'attività e subito i topi si sono adattati più velocemente ai cambiamenti nel ciclo di luce."Abbiamo identificato un sistema che protegge attivamente l'orologio del nostro corpo da riaggiustamenti. Se ci pensiamo ha senso avere un meccanismo di buffering che fornisca una certa stabilità alle nostre lancette interne. L'organismo deve assicurarsi che il segnale che si sta seguendo sia affidabile. Se il segnale arriva nello stesso momento in più giorni ha probabilmente una rilevanza biologica. Questo stesso meccanismo di buffering, però, rallenta la nostra capacità di adattarci a un nuovo fuso orario e causa il jet-lag". Il meccanismo scoperto dagli scienziati britannici con fondi di Wellcome Trust e F. Hoffmann La Roche rivela dunque perché il corpo è così lento a riprendersi dal jet-lag e, spiegano gli esperti, identifica un target per lo sviluppo di farmaci in grado di aiutare l'organismo ad adattarsi rapidamente ai cambiamenti di fuso orario. Quasi tutta la vita sulla Terra ha un orologio biologico circadiano interno che scandisce il suo ticchettio su un ciclo di 24 ore, sincronizzando una varietà di funzioni corporee, come dormire e mangiare, con l'alternanza di luce e buio in un giorno solare. Quando viaggiamo in un fuso orario diverso il nostro orologio biologico deve regolarsi sull'ora locale e questo può richiedere fino a un giorno per ogni spostamento delle lancette di un'ora. La conseguenza è che per diversi giorni si prova fatica e scombussolamento. L'area del cervello chiamata nucleo soprachiasmatico spinge ogni cellula del corpo sullo stesso ritmo biologico e riceve informazioni da un sistema specializzato che si trova negli occhi – diverso da quello usato per vedere – e che rileva il momento del giorno in cui ci troviamo sulla base della luce dell'ambiente.I disturbi del sistema circadiano sono stati collegati a malattie croniche, compreso il cancro, il diabete e le malattie cardiache, e anche all'indebolimento delle difese contro le infezioni e a disturbi cognitivi. "Siamo ancora distanti anni da una cura per il jet-lag – precisa Russell Foster, direttore dell'Oxford University Sleep and Circadian Neuroscience Institute – ma la comprensione dei meccanismi che generano e regolano il nostro orologio circadiano ci dà dei target per sviluppare farmaci in grado di contribuire a portare i nostri corpi in sintonia con il ciclo solare. Tali farmaci potrebbero avere potenzialmente più ampio valore terapeutico per le persone con problemi di salute mentale".