Roma, 3 set. (Adnkronos Salute) – Un passo avanti per i pazienti italiani danneggiati dalle trasfusioni di sangue infetto. La Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha condannato l'Italia a pagare la rivalutazione dell'indennità percepita per la contaminazione subita attraverso trasfusioni di sangue o di somministrazione di derivati infetti. La questione riguarda 162 persone che non riuscivano ad ottenere dallo Stato una rivalutazione annuale della parte complementare del risarcimento stabilito. La Corte di Strasburgo ha invece giudicato che l'adozione da parte del Governo del decreto legge d'urgenza n. 78/2010, sulla controversa questione della rivalutazione, violi il principio dello Stato di diritto e del diritto dei ricorrenti ad un processo equo. Ai pazienti, secondo la Corte, è stato quindi imposto un "peso abnorme ed eccessivo".I ricorrenti sono 162 cittadini italiani, tutti contaminati da virus a seguito di trasfusioni di sangue o emoderivati. In virtù della legge n. 210/1992 , i pazienti percepiscono dal ministero della Salute un'indennità composta da due parti: una fissa e una complementare. Una sentenza della Corte di Cassazione del 2005 aveva indicato che le due parti dovevano essere rivalutate ogni anno in base all'inflazione. Successivamente, nel 2009, la Cassazione ha rivisto la sua interpretazione, indicando come rivalutabile solo la parte fissa dell'indennità. Nel 2010, infine, il decreto legge 78 ha stabilito l'impossibilità di rivalutare la parte complementare dell'indennità. Ma per la Corte dei diritti dell'Uomo il decreto ha privato i pazienti di un diritto. Per questo invita lo Stato italiano a stabilire, entro sei mesi dalla data della sentenza definitiva, un termine perentorio in cui si impegna a garantire l' attuazione efficace e tempestiva dei diritti in questione.