Milano, 13 set. (Adnkronos Salute) – "Le crisi di governo sono nemiche del 'girovita' degli italiani". Michele Carruba, farmacologo ed esperto di nutrizione e obesità, non ha dubbi. "L'esecutivo crolla? Anche la prevenzione ne fa le spese. I progetti in cantiere vengono cancellati, lo spoil system si abbatte sugli esperti che ci hanno messo tempo a costruire un'impalcatura su cui avviare successive politiche a presidio della salute. E si ricomincia tutto da zero, con nuovi cervelli, nuovi 'brain storming' e nuove idee che, sul punto di concretizzarsi, si scontrano nuovamente con l'ennesimo cambio ai vertici". Questa l'analisi amara del direttore del Centro di studio e ricerca sull'obesità dell'università Statale di Milano: il colpo di spugna che dà l'avvio di una nuova legislatura, con nuovi protagonisti politici nel ruolo di decisori e nuovi collaboratori, non risparmia le iniziative di educazione agli stili di vita sani, sottolinea all'Adnkronos Salute l'esperto, uno dei responsabili scientifici del Congresso congiunto regionale della Società italiana dell'obesità (Sio) e dell'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) della Lombardia, in programma oggi e domani a Milano. "Così è difficile avviare politiche durature ed efficaci che resistano all'instabilità politica e ottengano un vero cambio di mentalità nella popolazione. E l'obesità resta una piaga". Una piaga che "costa cara", assicura. "Uno studio condotto da noi qualche anno fa e oggi riattualizzato con cifre aggiornate ha mostrato che i costi diretti sanitari dell'obesità in Italia raggiungono quota 28 miliardi di euro ogni anno, e il 60% di questa spesa è per le ospedalizzazioni".Carruba spiega che "l'obesità non è una sola malattia, ma molte messe insieme. Dobbiamo cominciare a chiederci, in un periodo di crisi e ristrettezze economiche, quanto sia sostenibile non investire in prevenzione". Soprattutto per una sindrome (quella legata ai chili di troppo) che "sarebbe prevenibile semplicemente attraverso l'educazione alimentare. Dovremmo allora cambiare paradigma. Il nostro sistema sanitario nazionale è fra i migliori al mondo, però dovrebbe passare dalla logica di aggredire unicamente la malattia conclamata a quella di impedire che soggetti sani si ammalino". "L'eccesso di cibo – continua il farmacologo – si ripercuote sulla funzionalità di tutta una serie di organi, in particolare il cuore (con il rischio ictus e infarto del miocardio), i vasi (con l'ipertensione), il pancreas (diabete), il fegato (dislipidemie), il rene (insufficienza renale), il cervello (con rischi aumentati di malattie come l'Alzheimer) e perfino le ossa (osteoporosi). Il paziente obeso ci metterà qualche anno, ma col tempo diventa un ammalato pluripatologico con costi lievitati per il Ssn". Ma l'obesità ha un prezzo anche in termini di aspettative di vita, incalza Carruba: "Accorcia la vita fino a 10 anni in media. Ed è dimostrato che cruciale è il 'fattore tempo', gli anni passati con i chili di troppo. Più il tempo passa, più si creano le condizioni che portano allo sviluppo di diverse malattie". Questo, osserva, "è molto preoccupante perché l'Italia ha il primato europeo dell'obesità infantile, nel Belpaese al 12%. Se si diventa oversize a 70 anni è un discorso, ma se questo avviene quando si è bambini le aspettative di vita si riducono ben più di 10 anni". La situazione è reversibile: "Ogni chilo perso è in grado di aumentare l'aspettativa di vita in maniera quasi lineare. Ma la diminuzione di peso deve essere stabile e definitiva". Lo scenario italiano oggi "non è confortante – prosegue Carruba – Il 37% della popolazione è in sovrappeso e il 10% è obesa e a chiedere aiuto per perdere peso sono solo gli oversize conclamati. Chi è in sovrappeso poco si preoccupa se non sopraggiunge qualche altra patologia ad accendere un campanello d'allarme. Il risultato è che si ricorre sempre di più ai farmaci, voce di spesa destinata a impennarsi, per tenere sotto controllo i disturbi correlati a stili di vita non sani". "Uno studio di farmacoeconomia ha dimostrato che se un obeso perde il 10% del suo peso corporeo, si riduce il consumo di farmaci e potrebbe persino azzerarsi. Il Ssn oggi non è però attrezzato a far fronte all'epidemia" di taglie XXL. "Dovremmo creare centri di obesità a livello regionale in tutta Italia, dove il paziente obeso trovi le competenze mediche per far fronte a tutti i suoi problemi. Dovrebbe succedere come per le Senologie dove si cura il cancro al seno. Auspichiamo un provvedimento che solleciti questo in tutto il Paese, anche se con il federalismo ogni Regione fa le sue politiche", conclude.