Firenze, 22 nov. (Adnkronos Salute) – I medici di famiglia possono diventare 'sentinelle' contro la violenza sulle donne. Le vittime di violenza domestica nel nostro Paese si attestano circa 15.000 ogni anno, ma il fenomeno è sottostimato. E queste donne corrono un rischio doppio di depressione, abuso di alcol e psicofarmaci. Solo il 30% parla con il proprio medico della violenza subita, perché pensano che non se ne occupi e soprattutto perché non hanno ricevuto domande dirette sul tema. Per questo la Società italiana di medicina generale (Simg) lancia 'Vìola', la prima campagna nazionale di sensibilizzazione sulla violenza domestica rivolta ai medici di famiglia, presentata oggi al 30° Congresso della società scientifica in corso a Firenze. "Grazie al nostro rapporto continuativo con le assistite – spiega il Claudio Cricelli, presidente Simg – possiamo diventare le sentinelle contro la violenza sulle donne. Il progetto si articola in diverse iniziative. Verrà distribuito un opuscolo informativo a 30.000 camici bianchi: troppo spesso la mancata conoscenza e la sottovalutazione del fenomeno inducono i professionisti a ignorare i segnali d?allarme. È importante che il medico di famiglia pratichi lo 'screening' su eventuali abusi e due sono le domande fondamentali da porre alla paziente: 'Si sente mai insicura in casa sua?' e 'Qualcuno ha mai provato a picchiarla o a farle male?'. È essenziale cioè far emergere il problema attraverso il colloquio clinico, per poi registrarlo nella cartella informatizzata, così otterremo i dati di incidenza del fenomeno".Inoltre, continua Cricelli, "dobbiamo aiutare le pazienti fornendo loro informazioni sulle reti di sostegno locale (numero verde, centri antiviolenza). E sensibilizzarle attraverso l?esposizione nella sala d?aspetto di poster informativi con i riferimenti delle organizzazioni locali preposte all?aiuto". Nel 2012 in Italia sono state uccise 124 donne. Il 69% era italiano così come il 73% degli assassini. Il 60% dei femminicidi è avvenuto tra persone che avevano una relazione di affetto e fiducia e nel 63% dei casi il reato si è consumato in casa o della vittima o di un familiare. "Dobbiamo porci per primi alcune domande ? afferma Raffaella Michieli, segretario Simg-: abbiamo dedicato attenzione alle parole dette dalle nostre pazienti? Abbiamo raccolto i segnali che alcune hanno trovato la forza di mandarci? Conosciamo i codici del linguaggio necessario per affrontare il tema della violenza, come richiesto da qualsiasi altro problema clinico? Siamo in grado di accogliere la sofferenza di queste pazienti?". Secondo Raffaella Michieli "se il medico di medicina generale prendesse coscienza dell?alto numero di donne tra le sue pazienti che potrebbero aver subito uno o più episodi di violenza domestica, presterebbe maggior attenzione nel riconoscerne i ?campanelli d?allarme?, rappresentati dall?aumento dei problemi della sfera genitourinaria, ginecologica e gastroenterica, da mutamenti in senso negativo dell?umore e dalla perdita dell?autostima. In realtà la mancata conoscenza del fenomeno e l?enorme carico di lavoro quotidiano legato alle patologie croniche, rendono difficile per il professionista individuare i segni indiretti di qualche forma di abuso". Un?indagine svolta su Health Search, il database della Simg ? continua Michieli – ha dimostrato che nel 2009 solo 20 medici di famiglia hanno registrato un problema legato alla violenza sulle donne. Ma ricerche svolte negli ambulatori hanno al contrario evidenziato che, analizzando attivamente il fenomeno, emerge una prevalenza, compresa fra il 25 e il 40%, in linea con i dati della letteratura. Ad esempio, da uno studio pilota svolto negli ambulatori dei medici di famiglia della provincia di Venezia su un campione di 153 donne, attraverso questionari anonimi, si è evidenziato che il 25% aveva subito episodi di violenza domestica. E il 25% delle donne vittime di abusi ha una percezione negativa del proprio stato di salute, contro solo l?8% delle pazienti che non l?hanno subita. Il 74% ha dichiarato di aver assunto un farmaco contro la depressione solo dopo l?episodio di violenza, gettando le basi per un legame stretto tra violenza e utilizzo di psicofarmaci".Per analizzare il fenomeno in tutto il territorio nazionale la Simg ha promosso, all'interno del progetto 'Vìola', un?indagine che prevede la diffusione di un questionario alle pazienti di ogni nazionalità che accedono agli studi dei medici di famiglia. La violenza può assumere varie forme: psicologica, fisica, economica (impegni economici imposti, controllo o privazione del salario), sessuale, fino allo stalking. "Subire abusi fa indubbiamente male alla salute", conclude Cricelli. "Eppure la violenza sulle donne e le sue conseguenze sono state ignorate nella società e nei servizi sanitari fino a poco tempo fa. È indispensabile un cambiamento culturale degli operatori coinvolti, a partire dai medici di famiglia. E il progetto ?Vìola? rappresenta il primo tassello in questa direzione".