Roma, 14 gen. (Adnkronos Salute) – Dal Conte Ugolino e il suo fiero pasto al serial killer letterario Hannibal Lecter, "fino al caso di Ruggero Jucker, il cannibalismo o antropofagia fa parte della storia dell'evoluzione umana. In Italia e in Europa abbiamo avuto episodi anche recenti di moderni cannibali: la cultura ci ha spinto nel corso dei secoli a rifiutare questo comportamento, ma in casi eccezionali l'impulso a mangiare un nostro simile può riemergere, come via per dominare l'altro e impossessarsi della sua forza vitale, o persino entrare in simbiosi con la vittima". Lo spiega all'Adnkronos Salute il presidente della Società italiana di psichiatria, Claudio Mencacci, dopo la vicenda dell'italiano che avrebbe ucciso un amico in Irlanda confessando di avergli mangiato il cuore. "Sembra che al corpo della vittima manchi il polmone, cosa che dimostra una certa confusione anatomica. In ogni caso cuore, polmoni e fegato sono tutti organi vitali fortemente simbolici: li mangio per appropriarmi delle caratteristiche dell'altro e di mostrare che ho potere sulla sua vita". "L'antropofagia – prosegue Mencacci – può essere rivolta a membri della propria famiglia, e in questo caso parliamo di endocannibalismo, o al di fuori: esocannibalismo".Nel primo caso spesso le vittime sono bambini, mentre nel secondo "c'è una storia lunghissima di cannibalismo a danni dei nemici, per 'rubare' loro la forza e il potere. Un rituale si richiama al pensiero magico, che identifica gli organi con la forza vitale o con caratteristiche particolari degli esseri umani". "C'è poi il cannibalismo sadico e patologico, che spesso si fonda su una relazione di tipo sessuale tra vittima e carnefice, e quello che nasce dall'ossessione per l'altro: 'lo mangio o ne mangio una parte per entrare in simbiosi con lui'", dice lo psichiatra. "In generale, dati alla mano, sembra che in Europa siamo meno esposti, rispetto ad altre aree del pianeta". Ma i casi del pluricannibale russo o del cannibale della Slovacchia mostrano che questi episodi possono accadere. E che, complice il web, si riescono addirittura a trovare vittime consenzienti. "Solo la cultura ci impedisce di mangiare i nostri simili. Ma a volte questa barriera si 'rompe'", conclude lo psichiatra.