Torino, 23 gen. (Labitalia) – Si è tenuto ieri, presso la Fabbrica delle E, in corso Trapani, a Torino, il seminario conclusivo del progetto europeo sui rifugiati coordinato dalla Provincia. Il progetto rientra nel Piano operativo provinciale per l'attuazione delle azioni di politica del lavoro volte all'inclusione sociale. Tale piano rientra a sua volta nel Piano operativo regionale per la competitività e l'occupazione 2007-2013. Ai lavori del seminario hanno partecipato l'assessore provinciale al Lavoro, Carlo Chiama, e i membri delle commissioni III e IX del consiglio provinciale. L'iniziativa era organizzata dall'area Lavoro e Solidarietà sociale della Provincia, in collaborazione con l'associazione temporanea di imprese affidataria del progetto. Di tale associazione fanno parte il Consorzio sociale Abele Lavoro (capofila), la Fondazione Casa di Carità, il Consorzio Kairos, il Consorzio Self, la Cooperativa Orso, le Cooperative Mary Poppins, Parella e Progetto Tenda.Nel suo intervento in apertura dei lavori, l'assessore Chiama ha sottolineato la collaborazione in atto tra le istituzioni e i soggetti privati per il miglioramento dei servizi volti all'integrazione lavorativa e sociale dei rifugiati. Secondo l'assessore provinciale al Lavoro, "gli immigrati, e in particolare i rifugiati, sono una risorsa per il nostro Paese, poiché le drammatiche esperienze da cui sono reduci li inducono a guardare con fiducia al loro futuro di lavoro e di integrazione in Italia". "Bisogna rovesciare una visione secondo cui nel nostro Paese non c'è posto per gli immigrati perché la ricchezza globalmente prodotta non può essere ulteriormente suddivisa. Grazie agli immigrati quella ricchezza può riprendere a crescere, anche perché, quando riescono a trasformarsi in imprenditori, i lavoratori di origine straniera sono in generale i più ottimisti e fiduciosi nel futuro", ha detto. Chiama ha tenuto a sottolineare la bassa età media dei richiedenti asilo a Torino e provincia, il che comporta una disponibilità all'adattamento e una mentalità assai dinamica. I centri per l'impiego di Torino, Settimo, Ivrea e Pinerolo sono stati negli ultimi anni i più coinvolti nel progetto a sostegno dei rifugiati. In un successivo intervento, in cui ha tirato le fila di quanto emerso dalle relazioni della prima parte, l'assessore Chiama ha sottolineato la validità e l'efficacia dello strumento dei tirocinio, anche ai fini di una qualificazione professionale rispondente alle esigenze del mercato del lavoro. In un momento in cui le risorse a disposizione degli enti locali sono sempre più ridotte, occorre però rafforzare le cooperazione e la concertazione tra soggetti pubblici e soggetti privati (in particolare del privato sociale), poiché, a giudizio dell'assessore provinciale al Lavoro, solo una pianificazione concertata degli interventi può affrontare a 360 gradi i bisogni dei rifugiati: lavoro, abitazione, istruzione dei figli, riqualificazione professionale. Nel giugno 2013, il progetto ha preso in carico 412 cittadini stranieri domiciliati in provincia di Torino inoccupati o disoccupati, tutti in possesso del permesso di soggiorno per asilo politico (o con la richiesta di asilo in corso) o per motivi umanitari e protezione sussidiaria. Grazie al coordinamento assicurato dai centri per l'impiego della Provincia, 395 persone hanno usufruito di azioni di rafforzamento dell'occupabilità. Il percorso destinato ai rifugiati con un buon grado di occupabilità ha prodotto 9 assunzioni dirette e l'attivazione di 143 borse lavoro in tirocinio, 26 delle quali hanno dato luogo a nuovi rapporti di lavoro e 6 hanno permesso l?inserimento in ulteriori percorsi.Altre 121 persone sono state prese in carico a seguito della cosiddetta 'Emergenza Nord-Africa' creata dalla guerra civile in Libia. Si tratta di immigrati che, nella maggior parte dei casi, sono originari dell'Africa sub sahariana. Per 105 di essi è stato intrapreso il percorso di accompagnamento all'inserimento lavorativo. Sono stati attivati 41 tirocini, 7 dei quali hano dato orgin ad assunzioni a tempo determinato, 4 ad ulteriori tirocini e 2 adulteriori inserimenti lavorativi. Tra i servizi offerti: individuazione dei destinatari attraverso le segnalazioni degli enti istituzionali; convocazioni di gruppo finalizzate alla presentazione del progetto e alla sottoscrizione del patto di adesione; colloquio individuale di screening, finalizzato alla definizione del livello di occupabilità e all'inserimento in uno dei due percorsi previsti (inserimento in tirocinio e rinforzo dell'autonomia e delle competenze trasversali necessarie all'inserimento socio-lavorativo).