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Assocalzaturifici, produzione aumenta ma consumi in calo

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Milano, 28 feb. (Labitalia) – La produzione aumenta ma i consumi no. Questa la sintesi del settore scarpe fatta dal presidente di Assocalzaturifici Cleto Sagripanti all'apertura di theMicam che è stata anche l?occasione per presentare il termometro del settore e i preconsuntivi del 2013, stime di come si è chiuso lo scorso anno per l?industria calzaturiera italiana. "I dati del nostro ufficio studi – afferma Cleto Sagripanti, presidente di Assocalzaturifici – ci sottolineano come lo scorso anno si sia visto il lavoro fatto in termini di revisione strategica all?interno delle aziende e in relazione alla promozione internazionale, come testimonia la crescita della produzione che si dovrebbe attestare al 3,3% in valore e all?1,8% in volume. Ma noi sappiamo che i numeri medi nascondono realtà molto differenziate: le imprese vivono situazioni dissimili tra loro così come agli antipodi sono i risultati del mercato interno e di quello internazionale". "E' proprio il primo -fa notare- che ci preoccupa: stiamo assistendo a un crollo dei consumi interni e delle vendite al dettaglio che non possono più essere trascurati". Come spiegano dall'Ufficio studi di Assocalzaturifici, infatti, i due fronti ormai vivono momenti totalmente contrapposti: da un lato le esportazioni, pur se con differenza tra le aree e i Paesi, continuano la loro crescita testimoniando la competitività del prodotto italiano, dall?altro i consumi interni vedono crollare definitivamente gli acquisti". Le rilevazioni condotte per Assocalzaturifici da Sita Ricerca evidenziano per il 2013 una riduzione degli acquisti delle famiglie pari al 4,1% in volume e al 6,1% in valore rispetto all'anno precedente. Dato significativo è anche quello che riguarda il prezzo medio in calo del 2,1%: questo decremento non solo rappresenta un fenomeno deflazionistico preoccupante, ma è il risultato della politica di scontistica che sempre di più il dettaglio è costretto a fare. Nel 2013 è aumentato ulteriormente il peso di sconti-svendite-saldi, salito al 57% delle vendite totali annue in volume."I segnali che provengono dal mercato interno sono inequivocabili – aggiunge Sagripanti – è in atto una contrazione strutturale del mercato interno e una rincorsa al taglio selvaggio dei prezzi. Si tratta di una spirale deflazionistica molto pericolosa perché, quando le imprese non potranno più usare la leva del prezzo, il rischio è che la morsa si scarichi su un ulteriore taglio dei costi che per il nostro settore significa prevalentemente costo del lavoro". "Tra tutte le aree mercato in cui esportiamo – sostiene – l'Unione europea è quella con minori prospettive di crescita. Anche in questo caso rischiamo di pagare una visione miope e che altre aree internazionali di libero scambio stanno correggendo: il pensare di poter sostenere i consumi unicamente diventando commercianti di prodotti fatti da altri".