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Fondazione studi consulenti, novità decreto lavoro non porteranno nuova occupazione

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Roma, 29 apr. (Labitalia) – “Le novità introdotte dalla Camera al decreto legge lavoro numero 34 del 2014 non porteranno nuova occupazione. In questo momento di difficoltà per il Paese c’è bisogno di rimettere in moto l’economia con qualsiasi forma e modalità uscendo dalle secche burocratiche che ingessano il mondo del lavoro”. A dirlo, si legge su ‘Italia Oggi’, la Fondazione studi dei consulenti del lavoro.
“Con le novità introdotte – fa notare la Fondazione studi – viene previsto che il limite di contingentamento del 20% esclude i lavoratori in somministrazione. Tale esclusione porterà alla concretizzazione di pratiche elusive poste in essere attraverso la somministrazione, volte al superamento del tetto di legge”.
“La modifica del regime delle proroghe – avverte – nella parte in cui limita a 5 il numero complessivo dei rinnovi, costituisce una eccessiva limitazione che stravolge la volontà di flessibilità del testo legislativo originario e non tiene conto delle ripercussioni sui contratti stagionali. Tale tipologia contrattuale, infatti, che aveva proprio nelle proroghe una sua struttura precisa ragion d’essere, avrà un forte decremento ed una gravissima penalizzazione”.
“La predisposizione di un piano sintetico di formazione – sostiene la Fondazione studi dei consulenti del lavoro – è del tutto insignificante rispetto alle tutele riconosciute agli apprendisti ed aggrava ulteriormente le imprese con adempimenti burocratici. Peraltro, la norma non precisa se tale piano sintetico è parte integrante o meno del contratto di lavoro e, quindi, se è necessario al perfezionamento ed alla costituzione del rapporto. In questo, inoltre, modo si aprono profili di forte criticità nella valutazione di errori formali inerenti la compilazione del modello sintetico. Al contrario appare rilevante prevedere un sistema semplificato di certificazione dell’avvenuta formazione: aspetto quest’ultimo che qualifica e legittima il ricorso a questo modello contrattuale”.
“Aver reintrodotto un obbligo di formazione pubblica – rimarca – vanifica qualsiasi processo di semplificazione per il contratto di apprendistato; per altro, il testo approvato dalla Camera introduce una procedura di comunicazione che avrà il solo effetto di generare ulteriore burocrazia per la gestione del contratto”.
“Peraltro l’obbligo di comunicazione a carico delle regioni – conclude la Fondazione studi – non è nuovo alla materia, ma presente in passate esperienze legislative che sono risultate totalmente fallimentari. Più in generale si torna sostanzialmente indietro ripercorrendo strade che sono già risultate totalmente fallimentari al punto da avere creato l’attuale situazione di stallo dell’apprendistato, a fronte invece di un grande utilizzo di fondi pubblici da parte delle regioni”.