Home Nazionale Sanità: Ispe, contro corruzione leggi speciali come per antiterrorismo

Sanità: Ispe, contro corruzione leggi speciali come per antiterrorismo

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Roma, 18 set. (AdnKronos Salute) – La corruzione in sanità fa danni enormi. E per batterla è necessaria una cura complessa e drastica. Anche sul fronte normativo, utilizzando provvedimenti duri – e ‘a tempo’ – come è accaduto per affrontare il terrorismo. Senza puntare sulla sola repressione ma anche su strumenti ‘creativi. A dirlo è Francesco Macchia, presidente dell’Istituto per la promozione dell’Etica in Sanità (Ispe), che presenta oggi ‘la ricetta’ dell’istituto al summit internazionale in corso a Roma e organizzato anche da da Transparency International Italia e Riscc.
“Pensiamo – dice Macchia- a una sorta di ‘Daspo’ a vita per corrotti e corruttori che li escluda dall’amministrazione pubblica, a un fondo ‘Robin Hood’ con beni sequestrati a favore di chi denuncia; e ad ‘agenti provocatori’ per ‘tentare’ gli amministratori saggiandone la corruttibilità”. Il fenomeno corruttivo è costosissimo per i sistemi sanitari perché corrode fino al 5% dell’intera spesa del settore. Se si unisce poi agli sprechi e alle inefficienze il conto della ‘malagestione’ può arrivare fino a 23 miliardi di euro.
“E chiaro che con queste cifre i margini per ridurre la spesa sanitaria sono elevati. Ma combattere corruzione e spreco – aggiunge Macchia – ci vuole tempo e impegno. Dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare ad un cambiamento complessivo del Paese. Anche con strumenti giusti, però, saranno necessari almeno 4 o 5 anni”. La proposta presentata oggi a Roma è articolata “perché il fenomeno è articolato. Crediamo – continua – sia necessario agire su più fronti. Da un lato la formazione per prevenire comportamenti a rischio e il controllo della gestione per il quale abbiamo proposto un modello più efficace, con campanelli d’allarme precisi”.
Dall’altro lato, poi, c’è il fronte normativo con le tre proposte ‘creative’ dell’Ispe Sanità. Il ‘Daspo’ per corrotti e corruttori permette di tenere lontane dalla gestione le persone a rischio “ma può funzionare anche da deterrente”, spiega Macchia. Mentre sequestrare beni ai corrotti (per il valore dell’atto corruttivo), in modo da finanziare un fondo a favore di chi denuncia, “è un’azione concreta per tutelare meglio le persone che rischiano denunciando”. Infine “gli agenti provocatori’ per testare la corruttibilità sarebbero utilissimi a valutare i rischi. Ovviamente – conclude Macchia – la ‘tentazione’ messa in atto non avrebbe ricadute giudiziarie o di carriera per chi viene tentato, ma sicuramente permetterebbe di avere un quadro più chiaro della permeabilità alla corruzione” e, forse, la paura di una ‘trappola’ potrebbe essere anche un utile deterrente.