Milano, 19 set. (AdnKronos Salute) – Un’emergenza di ‘grado 3’: la crisi sanitaria che sta attraversando l’Iraq, dopo che il conflitto armato ha provocato massicci spostamenti di popolazione, con 1,8 milioni di sfollati (850 mila nel Nord del paese) da inizio agosto secondo le stime delle Nazioni Unite, è stata classificata dall’Organizzazione mondiale della sanità al più alto livello della scala di gravità. E ottenere fondi sufficienti per affrontarla è una delle “maggiori preoccupazioni”, avverte l’Oms che stima servano “approssimativamente 150 milioni di dollari per rispondere ai bisogni sanitari di più di 5 milioni di persone”, se si aggiungono agli sfollati altri 3,5 milioni che vivono nelle comunità di accoglienza.
“Grandi gruppi sono stati costretti a muoversi fino a 3 volte, con rischi per la salute che il governo e le agenzie internazionali, guidati dall’Oms, stanno cercando di intercettare”. In aggiunta alla sua enorme popolazione di sfollati, l’Iraq sta ospitando nel Nord del Paese anche 250 mila rifugiati siriani che hanno bisogno di assistenza umanitaria, con conseguente pressione supplementare su un sistema sanitario già fragile. L’organizzazione spiega che è stato fornito “notevole sostegno da numerosi donatori, tra cui l’Italia, il Regno di Arabia Saudita, il Kuwait, la Repubblica di Corea e il Regno Unito. Ma occorre fare di più”.
Si parla di “sfide politiche, di sicurezza e umanitarie che stanno guidando gli interventi sanitari in tutto il Paese”. In Iraq, spiega Syed Jaffar Hussain, rappresentante dell’Oms nel Paese, “il sistema sanitario nazionale è sotto stress, con ospedali e cliniche danneggiati. Una cosa fondamentale è stata convincere il governo a rafforzare le infrastrutture sanitarie per rispondere al crescente carico di lavoro”. L’Oms ha mobilitato tutti e 3 i livelli dell’organizzazione – quartier generale, sedi regionali e uffici nazionali – perché i problemi di sicurezza e gli spostamenti di popolazione espongono le persone, soprattutto le più vulnerabili, a una vasta gamma di problemi di salute.
Le violenze hanno un impatto anche sugli operatori e le strutture e il mantenimento di livelli adeguati di assistenza per fornire servizi essenziali è “una sfida importante”. Fra le azioni intraprese dall’Oms e dai suoi partner quelle finalizzate a rendere i servizi sanitari accessibili a tutti gli sfollati attraverso strutture mobili e fisse, e a rafforzare il personale sanitario con il reclutamento di medici, infermieri e altri professionisti, incluso oltre 300 operatori che si sono spostati per motivi di sicurezza e sono stati dislocati in tutto il Nord dell’Iraq. Da giugno sono state portate circa 600 tonnellate di forniture mediche nelle zone critiche ed è stato incaricato il team di esperti del Global Outbreak and Response Network di valutare i crescenti rischi per la salute pubblica e raccomandare azioni per mitigarli.