(Labitalia) – E sembra sempre più certo che dal 1° gennaio 2016 i diritti di reimpianto ancora in portafoglio non potranno più essere scambiati, ma solo convertiti in autorizzazioni e solo dal proprietario stesso del diritto.
“In attesa che i regolamenti comunitari ormai chiusi vengano ufficialmente pubblicati, il sistema vitivinicolo italiano – si avverte – dovrà interrogarsi su almeno tre questioni principali: come distribuire i 6.000 ettari di nuovi impianti tra le diverse realtà viticole del Paese, come far sì che il nuovo sistema non penalizzi chi vuole crescere e come assicurare che il meccanismo di assegnazione delle nuove autorizzazioni sia sufficientemente snello e semplice, in modo da non perdere nemmeno uno degli ettari messi a disposizione ogni anno”.
“Un altro campanello d’allarme riguarda i reimpianti. Con il nuovo sistema, a differenza del precedente, l’autorizzazione al reimpianto potrà essere esercitata solo dal produttore che ha estirpato e non trasferita ad altri produttori. È evidente che si rischia di perdere molti ettari qualora chi estirpa dovesse scegliere di non reimpiantare, un rischio concreto, in particolare per quei territori in cui la maglia poderale è polverizzata e l’età media dei viticoltori elevata”, conclude.