Roma, 15 dic. (AdnKronos) – Cresce l’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano: a trainare l’espansione i principali gruppi multinazionali in modo più accentuato nei servizi (il 63,5% ha dichiarato di avere realizzato o programmato nuovi investimenti all’estero) che nell’industria (54,1%). A fotografare lo stato di salute delle multinazionali italiane all’estero nel 2013-2014 è il report Istat. È rilevante, dice ancora l’Istituto Nazionale di Statistica, anche il ruolo dei gruppi multinazionali di medio-grande dimensione nell’attivazione di nuovi investimenti (27,0% nell’industria e 24,7% nei servizi).
Il trend era già in crescita nel 2012 anno in cui la presenza delle multinazionali italiane all’estero si era già confermata “rilevante e geograficamente diffusa”: 21.830 controllate in 160 paesi impiegano oltre 1,7 milioni di addetti e fatturano 546 miliardi di euro. Rispetto al 2011, invece, il numero delle affiliate italiane all’estero risulta solo di poco aumentato (+148 unità), mentre si rileva un’espansione in termini di addetti (+3,3%), di fatturato (+7,1%) e, con l’esclusione delle attività finanziarie e assicurative, di fatturato al netto di acquisti in beni e servizi (+5,7%).
Nel 2012 le multinazionali italiane, al netto dei servizi finanziari, realizzano all’estero un fatturato pari al 14,8% di quello complessivamente prodotto dalle imprese residenti in Italia, quota che sale al 18,1% al netto degli acquisti di beni e servizi.I settori più internazionalizzati, elenca l’Istat, sono l’estrazione di minerali da cave e miniere, la fabbricazione di autoveicoli, la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche e la fornitura di energia elettrica e gas.