Roma, 30 gen. (AdnKronos) – C’è un ‘grande fardello’ che trattiene l’Italia, una zavorra che frena la fuoriuscita del Paese dalla crisi che lo attanaglia e la ripresa di un’economia che potrebbe contare sull’enorme potenzialità della quale dispone ancora l’Italia: sono la burocrazia e il fisco, che imbrigliano una potenza inespressa con un sistema di regole e vincoli soffocanti. Una forza distruttiva che rende l’Italia, come l’uroboro, la figura mitologica del serpente che si morde la coda nutrendosi di se stesso. In questo scenario, l’avvio del percorso di riforme che il governo sta tentando di imboccare è l’unica via di uscita possibile. Sempre che si riescano a superare le resistenze interne al nostro sistema che lottano per il mantenimento dello status quo, fatto di privilegi, corporativismi, spartizioni e interessi consolidati.
E’ questa la diagnosi contenuta nel Rapporto Italia 2015 presentato oggi dall’Eurispes. “Mentre l’economia va a rotoli e la società vive un pericoloso processo di disarticolazione – dichiara il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – assistiamo al trionfo di un apparato burocratico onnipotente e pervasivo in grado di controllare ogni momento e ogni passaggio della nostra vita”.
Infatti, la burocrazia arriva dappertutto, influisce su tutto, tocca e regola ogni livello di attività sociale, soprattutto nel mondo contemporaneo. E su di essa, naturalmente, si scaricano le tensioni e l’astio di coloro, che di volta in volta se ne sentono vittime. Secondo il presidente dell’Eurispes: “con l’incredibile incremento della produzione legislativa necessaria a regolare la nuova complessità sociale ed economica, la burocrazia da esecutore si è trasformata prima in attore, poi in protagonista, poi ancora in casta e, infine, in vero e proprio potere al pari, se non al di sopra, di quello politico, economico, giudiziario, legislativo, esecutivo, dell’informazione”.