Palermo, 2 apr. (AdnKronos) – Per uccidere il pregiudicato Franco Mazzè e sparare contro l’abitazione del suo amico Michele Moceo è stata “usata la stessa pistola”. Non solo. “Le due sparatorie sono avvenute a brevissima distanza di spazio e di tempo una dall’altra, quindi praticamente quasi senza soluzione di continuità”. E’ quanto scrive il giudice per le indagini preliminari di Palermo, Luigi Petrucci, che nelle nove pagine dell’ordinanza con la quale non convalida il fermo dei due pregiudicati Fabio Chianchiano e Stefano Biondo perché “non c’è pericolo di fuga”, ma per i quali emette una ordinanza di custodia in carcere, riscrive il ‘film’ dell’orrore andato in scena la mattina della domenica delle Palme nel cuore dello Zen di Palermo.
Tutto inizia intorno alle ore 9.30 quando Vincenzo Mazzè, fratello della vittima, incontra Chianchiano e Biondo al bar barbara dello Zen “dove ha avuto una colluttazione con loro”, scrive il gip. “Subito dopo – aggiunge – Chianchiano e Biondo si sono allontanati dal locale a nordo di una Fiat Panda di clore blu”. Per il magistrato “è probabile che Franco Mazzè sia venuto a sapere di questa lite e abbia voluto regolare i conti con Chianchiano. In ogni caso, nella tarda mattinata, lo ha cercato presso la sala scommesse di Antonino Giambona, accompagnato da Moceo che nell’occasione ha sferrato dei pugni al volto di iambona, dopo avere sbattuto i pugni sulla vetrata che separa la cassa dal pubblico”. Una ricostruzione che viene confermata, punto per punto, dalle immagini video delle riprese della sala scommesse.
Sentito dagli investigatori della sezione Omicidi della Squadra mobile, guidata da Carmine Mosca e da quelli del Commissariato San Lorenzo, guidati da Luca Salvemini, Michele Moceo racconta che in compagnia di Franco Mazzè, quella mattina, è tornato al bar Barbara. Poi i due si lasciano. Pochi minuti dopo Franco Mazzè viene ucciso nei pressi della sua abitazione, e a pochi minuti di distanza un uomo spara dei colpi di pistola contro l’abitazione di Michele Moceo, che non si trova in casa. A raccontare quanto accaduto è lo stesso Moceo agli inquirenti: “Mentre con il mio Beverly transitavo sulla via Patti vedevo una Fiat Panda di colore blu che dopo avermi incrociato si immetteva sulla via Mormino e frenava bruscamente, tant’è che io sentii anche il rumore della frenata. Dopo pochi secondi ho sentito numerosi colpi di pistola”. Moceo è convinto che quei proiettili siano destinati proprio a lui. “Pensai che mi stessero sparando addosso”, dice tremando. Moceo corre verso la via Zappa dove vede “un assembramento di persone e ho visto a terra mio zio Franco”.