Roma, 7 mag. (AdnKronos) – “Le nuove regole del Premio Strega offrono a tutti una possibilità. Mi sembra positivo che tutti possano partecipare anche se alla fine vince il merito. C’è più spazio per tutti e lo si vede da quanto siano variegati i 12 finalisti. E’ giusto che un riconoscimento così importante come lo Strega sia rappresentato nella maniera più ampia possibile”. Lo spiega, all’Adnkronos, Fabio Genovesi, lo scrittore toscano che, con ‘Chi manda le onde’, pubblicato da Mondadori, è entrato a far parte della dozzina del Premio Strega 2015.
Genovesi racconta di vivere il premio Strega “come se fosse il Tour de France, una gara alla quale è bello partecipare al di là del risultato finale. Vivo la mia partecipazione allo Strega come un viaggio bello di per sé: non solo per il punto d’arrivo ma per il tragitto che si compie
“. Una partecipazione che, per Genovesi, coincide con una novità perché “sono abbastanza lontano dal mondo dei premi e dai festival. In fondo, sono un po’ isolato e il premio è un’occasione per conoscere tante persone, per avere una boccata di socializzazione che fa piacere”.
Più in generale, “dopo aver lavorato sul libro per quattro anni, essere un candidato dello Strega mi fa molto piacere. Come in realtà mi fanno molto piacere tutte le persone che leggono il libro e mi scrivono dicendomi che gli è piaciuto molto”. Attestati “che ti fanno capire che non sono quattro anni buttati”. Quanto poi alle polemiche che accompagnano lo Strega, Genovesi scandisce: “Mi sembra assurdo che nel mondo dei libri, che è già in difficoltà e ha bisogno di grandi attenzioni, si viva di polemiche. Il vizio italiano è quello di polemizzare su qualunque cosa e creare sempre un clima da derby. Non c’è mai modo di costruire perché giochiamo tutti uno contro l’altro. Non lo trovo utile e sensato”, conclude Genovesi.