Roma, 6 lug. (AdnKronos) – «Io mi spendo a favore di un’intesa sulla Costituzione. E per un patto di governo, in modo da arrivare a fine legislatura. La situazione in Italia e in Europa non richiede certo elezioni anticipate”. Il senatore del Pd Vannino Chiti è tra i registi del documento dei venticinque dissidenti dem a Palazzo Madama. Chiede di tornare all’elettività del Senato. E rilancia: “Si ricerchi l’unità nel Pd e nella maggioranza, puntando anche a una convergenza con le altre forze di opposizione, in modo che il testo approvato dal Senato diventi poi quello definitivo. Solo così faremo bene e faremo prima. Altrimenti, il percorso diventa un Vietnam”.
“Sulla riforma della Costituzione -aggiunge Chiti- non si può mettere a repentaglio il governo, a meno che chi è a Palazzo Chigi non voglia farlo. Non sostenere il ddl Boschi, d’altra parte, non è come non votare la fiducia. In una recente lettera pubblica il premier si è impegnato a individuare nella riforma i pesi e i contrappesi adeguati. Noi l’abbiamo preso sul serio: con la Carta non si scherza. Non mi pongo neanche in via ipotetica la possibilità che Renzi non rispetti gli impegni presi, andando avanti con un testo a furia di colpi di mano. Sull’eleggibilità e su alcune competenze di controllo siamo fermi”.
E se Renzi decidesse di sostituire i ‘dissidenti’ del Pd con i verdiniani? “Non credo che nessuno nel Pd possa pensare di fare le riforme costituzionali con un pezzetto di fuorusciti di Fi. Significherebbe voler portare a sbattere questo partito. E vorrebbe dire che Dio acceca quelli che vuole perdere”, risponde Chiti che conclude: “Se il Senato resta in piedi, deve essere eletto dai cittadini. Bisogna favorire la partecipazione. Serve alla democrazia”.