Home Nazionale Intercettazioni: pm Di Matteo, su ‘legge bavaglio’ solo silenzio su Governo Renzi

Intercettazioni: pm Di Matteo, su ‘legge bavaglio’ solo silenzio su Governo Renzi

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Palermo, 10 ott. (AdnKronos) – “Noto che c’è una grandissima differenza sulla reazione dell’opinione pubblica, ma anche dei giornalisti, tra la ‘legge bavaglio’ sulle intercettazioni annunciata dal Governo Berlusconi nel 2010 e quella del Governo Renzi. Nel 2010 si registrarono numerose proteste e tanti scioperi, con vere e proprie campagne di stampa con post it, mentre oggi, con il Governo Renzi in carica, c’è solo silenzio generalizzato o quasi. Con una implicita condiscendenza o, addirittura, attacchi a quei pochi giornalisti che si oppongo alla riforma e che vengono accusati di volere spiare l’Italia dal buco della serratura”. E’ lo sfogo del pm antimafia Nino Di Matteo, durante un incontro organizzato dall’Assostampa Sicilia a Palermo.
“Al di là del rilievo penale – spiega Di Matteo – ci sono intercettazioni che, in un sistema realmente democratico, devono continuare a potere essere pubblicate, soprattutto quando si tratta di persone che gestiscono il potere e che non si dovrebbero sottrarre al controllo con cui gestiscono il potere. Invece oggi, come accadde con il governo Berlusconi, la ‘legge bavaglio’ sembra costituire una priorità del Governo in carica. Non cambia l’obiettivo finale, non cambia la strategia, semmai la tattica che oggi è più raffinata”.
“Il fatto che il Governo Renzi sia delegato a legiferare sulla materia è sintomatico del fatto che su una materia così importante sarà il governo a decidere le regole su ciò che è pubblicabile. In questo modo si toglie al cittadino la possibilità di controllare, attraverso i lavori parlamentari, l’iter legislativo. E’ prevedibile che il Governo chiamerà a consulto magistrati che ritiene più affidabili”, dice il magistrato più volte minacciato a morte dal boss Riina. “Io credo che ci dobbiamo interrogare seriamente sui motivi di questa evidente e clamorosa discrasia, e soprattutto su una cosa – dice ancora Di Matteo – chiedersi, come faccio io, se anche questa riforma non sia inquadrabile in un contesto più ampio che riguarda le riforme sulla giustizia, sull’ordinamento giudiziario, sulla responsabilità civile dei giudici”.