Roma, 13 ott. (Labitalia) – “In 6 anni di blocco contrattuale nel pubblico impiego, sono stati spesi 20 miliardi di euro per consulenze e incarichi nella Pa. Sono dati della Ragioneria generale dello Stato. E’ inaccettabile che i lavoratori pubblici siano stati lasciati senza contratto mentre i partiti e i politici hanno utilizzato male i soldi pubblici, per pagare prestazioni che spesso gli stessi dipendenti pubblici sono in grado di fare senza costi aggiuntivi”. E’ quanto afferma Massimo Battaglia, segretario generale della Federazione Confsal-Unsa.
“Stiamo parlando -continua Battaglia- di una montagna di miliardi spesi molte volte in modo discutibile, per pagare amici, conoscenti, docenze, consulenze di ogni tipo, finanche per rispondere al telefono di sottosegretari e ministri”. “L’Unsa -preannuncia- fornirà nei prossimi giorni un elenco dettagliato di questi sprechi”. “Al governo chiediamo -sottolinea il dirigente sindacale- che i dipendenti pubblici tornino ad essere una priorità e un investimento per il futuro del paese e non una spesa, e che, pertanto, nella legge di stabilità ci siano adeguate risorse per i rinnovi contrattuali per il pubblico impiego”.
“Che sia chiaro: non accetteremo elemosine dal governo, né che siano usati i soldi del salario accessorio per il rinnovo dei contratti. I 6 anni di stop hanno provocato danni di migliaia di euro in busta paga e sulla previdenza, aggravati da tasse di ogni tipo: pertanto chiediamo meno consulenze ad amici e più salario ai lavoratori”, avverte. “Il sindacato -conclude Battaglia- è pronto per la nuova sfida di una grande stagione contrattuale, ritenuta improcrastinabile dalla Corte Costituzionale. Da questa stagione ci aspettiamo una vera e grande riforma della Pa. Speriamo di trovare un governo disponibile e capace a un serio confronto”.