Roma, 22 ott. (Labitalia) – “Il nuovo scenario politico e normativo esalta il ruolo delle politiche attive per il lavoro collocandole in una posizione di centralità nell’ambito delle strategie occupazionali”. A dirlo la Fondazione Studi consulenti del lavoro che ha analizzato, con la circolare numero 22, l’impianto normativo del decreto legislativo 150, attuativo del Jobs Act. “Si tratta di un’inversione di tendenza -spiega- rispetto alla politica assistenzialista degli ammortizzatori sociali, a cui abbiamo assistito nell’ultimo decennio, che oggi, invece, vengono vincolati a una condizionalità rispetto a un percorso attivo di ricerca di un nuovo impiego”.
“L’attenzione -fa notare- è rivolta ai disoccupati e ai soggetti fruitori di misure di sostegno al reddito che vengono presi in carica dai servizi accreditati, profilati e accompagnati in un percorso finalizzato alla ricerca di occupazione che passa anche attraverso azioni di orientamento formazione, riqualificazione e ricollocazione”.
“Il provvedimento -sostiene la Fondazione Studi- colloca la rete dei servizi per il lavoro, l’istituenda Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro, i centri per l’impiego (passati di competenza alle Regioni), le agenzie per il lavoro e gli altri operatori al centro dello scenario delineato”.
Il legislatore, sottolinea, “sulla scorta dell’esempio europeo, immagina il sistema delle politiche attive attuato mediante un sistema integrato, composto da soggetti pubblici e da soggetti privati accreditati. Ripercorrendo quello che, con alterna fortuna, è stato lo schema proposto dal programma Garanzia Giovani”.
“La normativa -scrive il presidente della Fondazione Studi, Rosario De Luca- si propone di omogeneizzare sul territorio nazionale le iniziative di politica attiva per il lavoro, garantendo un livello minimo essenziale dei servizi in ogni Regione. Una regia condivisa a livello nazionale tra Stato e Regioni, poi declinato operativamente su base territoriale”.
“Appare evidente -sottolinea- una forzata condivisione di tutta la gestione tra ministero del Lavoro e Regione che, a meno di modifiche costituzionali, conservano la potestà legislativa in materia. Un corposo restyling, dunque, delle funzioni pubbliche con passaggio di competenze dal ministero del Lavoro alla istituenda Anpal e dall’ente Provincia alle Regioni. Ma la vera novità -continua- è rappresentata dal coinvolgimento degli operatori privati a supporto, ad integrazione e in collaborazione del soggetto pubblico. Fiducia, quindi, nei soggetti privati per i quali è prevista la remunerazione con una dote legata, prevalentemente, al risultato occupazionale ottenuto”.