(AdnKronos) – La produzione iraniana, spiega De Paoli, “in prospettiva non può che aumentare. Teheran ha bisogno di aumentare i suoi introiti legati alle vendite del petrolio e con la fine delle sanzioni aprirà maggiormente agli investimenti esteri”. E per l’Italia e per le sue imprese, rileva l’economista, “ci sono grandi opportunità”. Con l’Iran, “abbiamo ottimi rapporti dai tempi di Mattei in poi e la politica italiana è sempre stata attenta e ha sempre avuto un occhio di riguardo. A testimonianza di ciò la visita del presidente iraniano Hassan Rohani che era programmata nei giorni scorsi ma che è stata cancellata dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi”.
Quindi, aggiunge De Paoli, “ci sono certamente ottime opportunità in vista per l’industria italiana e non solo per quella petrolifera. Se sapremo cogliere l’occasione questa sarà una grande opportunità”. Dello stesso punto di vista anche Sapelli: “noi andiamo a nozze. Non solo l’Eni ha opportunità da cogliere in Iran. Abbiamo delle aziende che sono tra le prime al mondo a livello tecnologico. Basta pensare a Saipem ma non solo. Con l’Iran l’Italia ha sempre tenuto un atteggiamento molto serio e non ha mai perso i contatti”.
E la posta in palio è molto alta. Se le riserve petrolifere iraniane diventeranno accessibili politicamente ed economicamente, sostiene un report del ‘Credit Agricole’, l’Iran diventerebbe un paese strategico per le compagnie petrolifere: i costi di produzione delle riserve iraniane sono tra quelli più bassi, certamente sotto i 10 dollari al barile. “Arrivare ad ottenere una quota della produzione iraniana sarà per una società straniera l’assicurazione di possedere un asset di buona qualità, redditizia e capace di resistere ai bassi prezzi del petrolio”, sostengono gli analisti della banca francese.