Venezia, feb. (AdnKronos) – Vivere con una pensione lorda inferiore ai mille euro. Pagare l’affitto, fare la spesa, comprare i medicinali e (spesso) dare una mano a figli e nipoti. E’ questa la situazione in cui si trova una pensionata veneta su due, come testimoniano gli ultimi dati dell’Inps (aggiornati al 2014) elaborati dallo Spi Cgil del Veneto.
La “condizione” delle pensionate venete rispecchia in modo più ampio le differenze di reddito esistenti anche nel mondo del lavoro fra uomini e donne. In Italia, infatti, le lavoratrici prendono in media uno stipendio che va dal 16 al 30% in meno rispetto ai colleghi maschi. E di conseguenza con le pensioni le cose non vanno diversamente.
“Le responsabilità familiari non sono condivise e i servizi o non ci sono o sono troppo cari. Spesso quindi Le donne – spiega Rita Turati, segretaria generale dello Spi-Cgil del Veneto – per motivi familiari sono costrette ad interrompere la loro carriera lavorativa o a chiedere una riduzione d’orario. Non è un caso che il part time sia molto più diffuso tra le donne. Da questo e dal gap salariale che ancora persiste scaturisce un assegno pensionistico inferiore. In più la prospettiva di vita è più lunga rispetto agli uomini e quindi molte pensionate “campano” con l’assegno di reversibilità che è spesso insufficiente a garantire un livello di vita dignitoso”.