Venezia, 10 feb. (AdnKronos) – Le voci bianche del coro dei bambini dell’istituto Grimani di Marghera, che in un giorno di vacanza da scuola assistono alla commemorazione delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata, danno il senso della partecipazione alla ricorrenza del Giorno del Ricordo. Una cerimonia affollata, sentita, commossa alla presenza delle autorità civili, religiose e militari, davanti a quella pietra venuta dal Carso triestino e per volontà dell’Amministrazione comunale intitolata nel 2003 ai Martiri delle Foibe e agli esuli dall’Istria, Fiume e Dalmazia, costretti ad abbandonare nel secondo dopoguerra le case e la terra sulla quale vivevano da oltre un millennio.
“Venezia e il Veneto, storicamente legati a quelle terre da antichi rapporti – ha ricordato la presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, che ha rappresentato il Comune di Venezia insieme al vice sindaco, Luciana Colle, e all’assessore alla mobilità Renato Boraso – sono in Italia tra i luoghi più coinvolti in quei tragici fatti. Non solo perché Venezia è diventata un importante centro di smistamento dei profughi, ma anche perché la nostra città è sempre stata considerata, dagli esuli giuliano dalmati, una sorta di punto di riferimento storico e culturale, come testimoniano il legame con il dialetto, il vessillo di San Marco e i monumenti di leoni alati”.